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21-Jun-19 · Problematiche del bambino e dell'adolescente

Bullismo, come riconoscerne i segnali

I comportamenti che possono far sospettare che un bambino sia vittima di bullismo e i consigli per difendersi.

Il termine “bullismo” indica une serie di atteggiamenti e comportamenti che mirano deliberatamente a fare del  male o danneggiare; è una prevaricazione offensiva e violenta, prolungata nel tempo, esercitata da un soggetto più forte su uno più debole. Si verifica prevalentemente nell’ambiente scolastico, nei luoghi e momenti in cui il controllo degli adulti è minore.

Il bullo può aggredire fisicamente con spinte, calci, pugni o con armi; può deridere, insultare verbalmente, oppure estorcere denaro o effetti personali; può diffondere pettegolezzi e maldicenze per isolare la vittima, escludendola dal gruppo (più frequente nel bullismo femminile).

Il bullo ha tipicamente un atteggiamento spavaldo e sicuro di sé; è ribelle all’autorità, impulsivo, insensibile ai sentimenti degli altri e incapace di provare senso di colpa. Può essere anche un soggetto ansioso e insicuro che col suo comportamento ottiene un illusorio senso di potere e competenza. A volte ha un ruolo più marginale di gregario, che non agisce in prima persona ma si limita ad assistere, per il desiderio di essere accettato nel gruppo. La vittima è in genere un ragazzo tranquillo, sensibile, più piccolo d’età o corporatura rispetto al bullo. Può avere una qualche forma di diversità: un difetto fisico, un handicap, il colore della pelle, o qualche comportamento irritante. Il bullo cerca proprio di colpire la vittima nel suo punto debole per ferirla e umiliarla.

Quali segnali possono indurre un genitore a sospettare che il figlio sia vittima di bullismo?

E’ molto difficile che la vittima di bullismo si confidi, per la paura di ritorsioni da parte del bullo e per un profondo senso di vergogna. Tuttavia alcuni comportamenti possono allertare i genitori:

  • paura di andare a scuola
  • ferite e lividi sul corpo
  • chiusura in sé, rifiuto di uscire
  • comportanti aggressivi in famiglia o con i fratelli
  • problemi di rendimento scolastico
  • pipì a letto
  • insonnia e incubi
  • strani “smarrimenti” di soldi o effetti personali, che in realtà sono stati estorti dal bullo.

Se si sospettano atti di bullismo, è importante incoraggiare il ragazzo a parlare, senza porre domande troppo dirette ma chiedendogli in generale della scuola, dei rapporti con i compagni. I genitori possono riportare eventi accaduti a loro da piccoli, veri o anche immaginari, che però diano al figlio l’occasione di confidarsi. E’ anche utile chiedere agli insegnanti se hanno notato qualcosa.

Nel caso i sospetti siano confermati, è opportuno resistere al primo, forte impulso di proteggere il bambino ritirandolo da scuola e spostandolo in un’altra. Sebbene questa soluzione sia a volte necessaria, spesso si rivela controproducente poiché il problema si ripresenta anche nella nuova scuola, proprio a causa di caratteristiche del bambino che purtroppo lo espongono a un rischio maggiore di bullismo. I genitori possono decidere di affrontare direttamente il bullo o i suoi genitori; tuttavia è alto il rischio che la situazione degeneri, inoltre la vittima vive con estremo imbarazzo e umiliazione l’intervento diretto del proprio genitore in sua difesa. Più utile allora denunciare l’accaduto alla scuola e chiedere che vengano presi provvedimenti; non tenere nascosto l’episodio, ma allo stesso tempo garantire la protezione del ragazzo a scuola.

Cosa può fare un ragazzo per evitare di essere vittima di bullismo?

 I genitori possono dare alcuni suggerimenti importanti al figlio:

  • mostrarsi sicuro di sé nel modo di fare, nella postura, nei gesti: in questo modo attirerà meno l’attenzione dei bulli, che prendono di mira soggetti deboli e indifesi
  • ignorare le provocazioni o reagire con l’ironia. Si possono anche immaginare insieme tutte le possibili prese in giro e inventare delle risposte: il bullo perde interesse se il bersaglio si mostra insensibile alle sue offese
  • se viene picchiato, richiamare l’attenzione di adulti vicini o proteggersi e divincolarsi prima possibile. Nel caso decida di rispondere ai colpi, deve sapere che  dovrà fare abbastanza male al bullo per guadagnarsi il tempo di scappare
  • non stare da solo ma circondarsi di compagni
  • praticare sport e altre attività extrascolastiche che favoriscano la sicurezza in se stessi 

La migliore prevenzione è comunque in ogni caso una buona autostima, che va coltivata sempre nell’educazione dei figli, apprezzando le loro doti e capacità. Chi ha buona stima di sé difficilmente diventa preda del bullo.

E quando  il bullo è nostro figlio?

 L’idea che il proprio figlio possa essere un bullo può suscitare sgomento e incredulità nel genitore. Tuttavia, l’atto di bullismo non può essere assolutamente minimizzato o in qualche modo giustificato. Il bullo va aiutato insegnandogli a controllare la sua aggressività e a riconoscere i sentimenti degli altri, ma occorre anche punirlo perché deve imparare che le sue azioni hanno delle conseguenze. Gli si può insegnare il senso del limite solo dandogli delle regole: è importante che ci sia una sanzione se non le rispetta, ed è altrettanto importante lodarlo e incoraggiarlo se si comporta bene. Al di là della punizione, è fondamentale trasmettergli l’importanza della riparazione:  gesti apparentemente banali ma sinceri come chiedere scusa alla vittima, fare qualcosa per lei per riparare al male procuratole, hanno un profondo significato e un grande valore educativo.

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