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21-Jun-19 · Problematiche del bambino e dell'adolescente

Il piccolo rivale: la gelosia per il fratellino

Il bambino si sente minacciato dall'arrivo del piccolo intruso e teme di perdere l'amore dei genitori. Come aiutarlo a gestire la gelosia per il fratellino?

“Perché non lo lasciamo in ospedale?”, “E’ brutto, riportiamolo indietro!”, “Possiamo regalarlo alla zia!”: ecco  alcuni esempi delle calde espressioni di benvenuto  con cui i bambini spesso  accolgono il fratellino o la sorellina appena arrivati, magari desiderati e richiesti con insistenza ai genitori, ma poi, una volta venuti al mondo, prontamente identificati come pericolosi rivali!

Perché nasce la gelosia?

Il bambino immaginava di avere un amico con cui giocare, invece si ritrova un piccolo estraneo che non si stacca mai dalla mamma e che sembra voler prendere il suo posto nel cuore dei genitori. E’ normale allora provare la paura di essere escluso, abbandonato, mentre i genitori dedicano al fratellino o alla sorellina quelle attenzioni che erano riservate a lui; è tutto il suo mondo ad essere minacciato mentre i genitori sembrano non avere occhi che per il piccolo intruso.

Come si manifesta la gelosia?

La gelosia comporta normalmente una certa dose di aggressività, che può essere nascosta o espressa in modi diversi: il bambino geloso può sfogarsi lamentandosi che il piccolino è brutto e sporco, ma anche stringendolo un po’ troppo affettuosamente nella culla…  A volte si lancia in grandi manifestazioni di entusiasmo e premura per il nuovo venuto,  che tuttavia nascondono una gelosia strisciante e inevitabile.

Alcuni bambini regrediscono, ossia tornano piccoli riprendendo a fare la pipì a letto o chiedendo di essere imboccati o cullati. Si tratta di un modo per riprendersi il proprio posto, imitando il fratellino che sembra attirare tanto l’attenzione dei genitori.

La rivalità tra fratelli è dannosa?

Una certa dose di rivalità è sempre presente tra i fratelli e accompagna normalmente il legame d’affetto e di solidarietà che li unisce. Nonostante l’iniziale gelosia, progressivamente il bambino si accorge di amare il fratello, di avere in lui non solo un nemico ma anche un compagno con cui allearsi. Rimane sempre comunque un’ oscillazione tra alleanza e competizione, tra  il desiderio di affermare sè stessi e quello di aiutare e proteggere l’altro; del resto si ritrovano a competere per le stesse risorse e a dover spartire ogni cosa. Per il bambino è utile sperimentare sentimenti così contrastanti: sapere che può allo stesso tempo amare e odiare il fratello senza che accada niente di terribile, lo rassicura che i suoi impulsi aggressivi non sono così distruttivi.   

Cosa possono fare i genitori per gestire la gelosia del bambino?

  • La gelosia non è una colpa da punire né un difetto da correggere, ma una ferita che fa soffrire il bambino. Ovviamente occorre impedire che il bambino maltratti il neonato, ma è importante che gli si permetta di esprimere in modi accettabili la sua aggressività, lamentandosi del piccolo rivale o sfogando la rabbia nel gioco. Occorre lasciare che esprima le sue paure senza covarle dentro di sé, ingigantendole.
  • Non pretendere che voglia bene al fratellino rimproverandolo per la sua ostilità, ma dargli conferme del proprio immutato affetto e della propria attenzione; così il bambino si sente sicuro e impara a poco a poco a condividere l’amore del genitori con il nuovo venuto, senza il terrore di essere escluso.
  • Mentre ci si occupa del più piccolo, continuare a prestare attenzione all’altro, parlandogli, chiedendogli le sue impressioni o  un piccolo aiuto; così il bambino si rassicura che i genitori hanno per lui l’affetto e la tenerezza di sempre.
  • Riservare alcuni momenti della giornata al primogenito per fare qualcosa insieme, dedicandogli uno spazio esclusivo e facendogli percepire l’essere grande come un privilegio piuttosto che uno svantaggio.
  • Pur lasciandogli il piacere di essere il più grande, evitare però di assegnargli eccessive responsabilità e di caricarlo di compiti troppo gravosi, dimenticando che anche lui è un bambino.
  • Evitare di allontanare il figlio maggiore (ad esempio mandandolo dai nonni o all’asilo) proprio all’arrivo del fratellino, perché questo trasformerebbe  le sue angoscianti fantasie di essere abbandonato in realtà.
  • Non sgridare il bambino che “regredisce” comportandosi da piccolo; concedergli di farlo qualche volta nel gioco, ma soprattutto sottolineare le sua qualità e doti da “grande”, mostrando di esserne orgogliosi.
  • Mostrare al fratello maggiore le foto o i filmati di quando era piccolino, raccontandogli la sua storia, per rassicurarlo che anche lui a sua volta ha avuto le stesse attenzioni del suo “rivale”.
  • Non costringere i fratelli a condividere tutto: ognuno ha bisogno di avere uno spazio e degli oggetti esclusivi che appartengono solo a lui, per la naturale necessità di possesso che il bambino vive in questa età.
  • Cercare di essere imparziali, dosando cure e attenzioni, anche se ogni genitore ha inevitabilmente le sue preferenze; per quanto in genere tutti lo neghino ritenendolo riprovevole, è naturale e umano provare una preferenza per un figlio piuttosto che un altro, poiché ogni bambino è diverso e ha un significato diverso per la mamma o il papà, a volte per le circostanze in cui è nato, altre per una particolare fragilità, o per le aspettative a cui sembra corrispondere. L’importante è cercare di riequilibrare e compensare le preferenze, senza esacerbarle.
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