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26-Jun-19 · La personalità

Disturbo paranoide di personalità, sintomi e cura

Nel disturbo paranoide la persona vive il mondo come pericoloso e ostile. Alla base, la proiezione sugli altri di propri stati interni non accettati.

I tratti di personalità sono schemi di pensiero, di  percezione e di relazione con gli altri che ci caratterizzano in modo stabile. Si parla di disturbo di personalità quando questi tratti sono così rigidi da compromettere la vita quotidiana della persona nei vari ambiti, come la sfera affettiva o professionale. Il disturbo di personalità non riguarda quindi un aspetto specifico, ma è pervasivo e influenza tutto il nostro modo di agire, pensare, sentire. Esistono ben dieci tipologie di disturbi di personalità; oggi approfondiamo il disturbo paranoide, che viene descritto per primo nel DSM, Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali.

Il disturbo paranoide

Il disturbo paranoide è un disturbo della personalità  caratterizzato da sospettosità e diffidenza e dalla tendenza a interpretare le intenzioni degli altri come malvagie nei propri confronti. La persona è in un costante stato di allerta e vigilanza poiché teme che gli altri siano sempre pronti a danneggiarla o tradirla.

Il meccanismo psicologico su cui si fonda la paranoia è la proiezione, ovvero l’attribuzione agli altri di quelle intenzioni o caratteristiche negative che la persona non riconosce o accetta in sé stessa. In questo modo il mondo esterno diventa pericoloso e ostile.

Chi ha questo disturbo di solito si confida poco con gli altri, dubita in modo ingiustificato della lealtà degli amici o della fedeltà del partner, cercando di avere il controllo totale della relazione per evitare di essere tradito. Tende a fraintendere accadimenti insignificanti e casuali interpretandoli come intenzionalmente malevoli o minacciosi ed è sempre alla ricerca di un significato nascosto, ovviamente negativo, persino dietro un complimento. Serba rancore per quelli che ritiene torti subìti e tende a reagire aggressivamente quando pensa di essere danneggiato, anche per affronti minimi. Purtroppo questo modo di agire porta in effetti gli altri a reazioni di ostilità, così da confermare l’idea distorta che la persona si è creata: “Ecco, ce l’hanno davvero con me”. Non è quindi in grado di accorgersi del proprio ruolo nel determinare le reazioni degli altri; le sue convinzioni, poi, sono incrollabili.

La differenza con la psicosi paranoide sta nel fatto che qui non sono presenti idee deliranti sganciate dalla realtà: i fatti che la persona riporta sono reali, ma è l’interpretazione che è distorta.

Chi ha questo disturbo appare freddo e razionale, quasi privo di sentimenti e di tenerezza; ha un pensiero acuto e sottile a cui non sfugge il minimo particolare. Non si lascia mai andare, non è capace di rilassarsi e di essere spontaneo. Tende ad entrare facilmente in conflitto con gli altri per la sua tendenza a polemizzare e contraddire. E’ convinto che prima o poi in tutte le relazioni l’altro cercherà di fregarlo.

Le cause

Il bisogno di avere un completo controllo sugli altri può tradire al contrario il timore di essere controllato dagli altri e di perdere la propria autonomia. Infatti chi ha questo disturbo dà  un’importanza estrema al fatto di essere autonomo e indipendente. In particolare, la persona teme di essere controllata e sottomessa dalle figure che rappresentano l’autorità. Poter fare a meno degli altri, vedere in loro difetti e convincersi di essere sempre nel giusto è un meccanismo compensatorio che copre un senso di inferiorità e una bassa autostima. La spiegazione di queste caratteristiche viene ricondotta al contesto familiare. L’individuo che sviluppa queste caratteristiche ha spesso vissuto esperienze di frustrazione in cui si è sentito ignorato o disprezzato da genitori particolarmente duri e severi. Ha insomma sperimentato una profonda ferita dovuta a mancanza di calore: per questo ha dovuto costruire una forzata autonomia e un grandioso senso di fiducia in sé. Ha vissuto il tradimento da parte di genitori inaffidabili o la loro mancanza di fiducia nei suoi confronti. E’ stato umiliato da genitori svalutanti e questo lo induce a un odio profondo verso le figure di potere, contro cui nutre un desiderio di vendetta. Ma la percezione di sé come incapace o cattivo è intollerabile, perciò deve negare questi aspetti e proiettarli sugli altri. Dietro la sua apparente sicurezza, si nasconde la preoccupazione per ciò che gli altri pensano di lui. Pur avendo un grande bisogno di amore e comprensione, con il suo comportamento purtroppo ottiene il contrario, perché prevarica gli altri, per evitare di esserne prevaricato.

La terapia

Il principale ostacolo alla terapia, come in tutti i disturbi di personalità, è la mancanza di consapevolezza da parte della persona, la quale è convinta che il problema siano gli altri. In genere sono i familiari o altre persone vicine a premere perché la persona chieda un aiuto, perché il suo comportamento causa problemi agli altri. Il motivo per cui si arriva alla terapia non è comunque il disturbo in sé, ma suoi effetti secondari come uno stato depressivo, o comportamenti violenti.  La sospettosità che caratterizza questo disturbo si estende naturalmente anche al terapeuta, che deve essere particolarmente abile per instaurare un rapporto di fiducia con la persona. Inoltre, i disturbi di personalità sono piuttosto resistenti al cambiamento e richiedono un lavoro terapeutico lungo. Quando si riesce a stabilire una collaborazione in cui la persona non si senta giudicata né manipolata, si può lavorare per aiutarla a rendere più flessibile l’interpretazione della realtà, formulando ipotesi alternative alle sue convinzioni. Altro obiettivo è distinguere tra mondo interno ed esterno: capire insomma che la persecuzione,  più che un comportamento dell’altro, è un proprio vissuto soggettivo, e che gli accadimenti esterni, spesso insignificanti, sollevano profondi vissuti personali di esclusione, paura, tristezza, rabbia.

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