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26-Jun-19 · La personalità

Nessun rimorso: Il disturbo antisociale di personalità

La personalità antisociale non riesce a conformarsi alle regole, non prova rimorso e colpa. Difficilmente riconosce il problema e chiede aiuto.

Chi soffre di questo disturbo è incapace di conformarsi alle norme sociali, mettendo ripetutamente in atto comportamenti illegali, come distruggere proprietà altrui, rubare, truffare. E’ disonesto,  incapace di garantire la sicurezza propria e altrui, e mette in atto comportamenti immorali e manipolativi come mentire o simulare.  Lo scopo di questi comportamenti è ottenere profitto o piacere personale. E’ impulsivo, incapace di pianificare, non riesce a sostenere un’attività lavorativa con continuità o a far fronte a obblighi finanziari. E’ irritabile, aggressivo e non prova rimorso o senso di colpa. Dopo aver danneggiato qualcuno, è insensibile e indifferente alla sofferenza provocata, oppure si giustifica con motivazioni superficiali,  o ancora  attribuisce la colpa agli altri assumendo il ruolo di vittima. E’ incapace di scusarsi e riparare al proprio comportamento.

Non è capace di accudire responsabilmente i figli e adotta comportamenti pericolosi come la guida spericolata, l’assunzione di stupefacenti, la promiscuità sessuale. Prende le decisioni sull’impulso del momento, senza valutarne le conseguenze.

Non percepisce l’ansia, che quindi non può funzionare da deterrente. Anzi, questo lo spinge a cercare attivamente nuove forme di eccitazione che, in assenza di inibizione, si traducono in comportamento pericoloso e irresponsabile. Le emozioni più frequenti sono la rabbia, il disprezzo, la noia o l’euforia, mentre difficilmente prova affetto, gratitudine ed empatia. Non riesce ad assumere la prospettiva dell’altro e a sintonizzarsi con le sue emozioni, perciò è sprezzante e cinico verso la sofferenza altrui. Anche per questo, ha relazioni sociali superficiali e instabili, spesso a scopo utilitaristico, comunque senza preoccupazione di ciò che l’altro possa pensare di sè. A causa dei suoi comportamenti, viene spesso emarginato.

Chi ha un disturbo antisociale può apparire molto sicuro di sé e dare l’impressione di avere una autostima anche eccessiva: in realtà, la sua fiducia in sè stesso non si basa su una valutazione positiva di sé, ma sul sospetto verso gli altri, vissuti sempre come potenzialmente frustranti e umilianti.

Il 50-80% dei criminali in carcere è inquadrabile in una diagnosi di disturbo di personalità antisociale. Si verifica quindi un’importante sovrapposizione tra aspetti giuridici e psicologici. Tuttavia, il comportamento criminale ha il solo scopo del guadagno personale e non è accompagnato dalle caratteristiche personologiche del disturbo.

Cause

I soggetti con disturbo antisociale provengono spesso da famiglie disagiate che vivono in condizioni marginali  e possono vedere nel crimine una possibilità di sopravvivenza. Hanno in genere un basso livello di istruzione.

Per porre la diagnosi di personalità antisociale, è necessario che la persona già prima dei quindici anni d’età abbia manifestato un disturbo della condotta, ovvero comportamenti quali aggressioni a persone o animali, assenze da scuola, fughe da casa, menzogne, furti, distruzione delle proprietà altrui. La personalità antisociale sarebbe dunque il protrarsi, in età adulta, di uno stile di vita caratterizzato da intolleranza alle regole e violazione dei diritti altrui.

Da un punto di vista biologico, si ritiene che questi soggetti abbiano un’accentuata impulsività e incapacità a sostenere un’azione diretta a uno scopo.  E’ possibile anche che la loro rappresentazione cognitiva degli eventi non immediatamente presenti sia debole, così che il loro comportamento non può essere indirizzato su obiettivi a lungo termine, ma è dominato dagli stimoli del momento. Nella storia familiare, emergono stili educativi incoerenti, trascuranti e abusanti.

Trattamento

Di solito, chi ha questo disturbo arriva al trattamento a seguito di problemi con la legge. Manca infatti, come del resto in tutti i disturbi di personalità, la consapevolezza di malattia. In più, in questo caso è elevato il rischio che la richiesta di terapia sia semplicemente un tentativo di  manipolazione, o una simulazione per ammorbidire la propria posizione legale. Diventa quindi particolarmente arduo stabilire un’alleanza terapeutica, anche perché il comportamento immorale del soggetto può suscitare negli operatori un rifiuto a priori di presa in carico. Il trattamento è comunque rivolto a favorire nella persona il contatto con le proprie emozioni, la consapevolezza sulle conseguenze del proprio comportamento, la tolleranza alla frustrazione, l’aumento dell’autostima.

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