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20-Jun-19 · Sviluppo del bambino e dell'adolescente

“Non sono stato io!”: le bugie dei bambini e il loro significato psicologico

Le bugie dei bambini fanno spesso perdere le staffe ai genitori. Ma cosa spinge il piccolo a mentire?

Non è un caso che ci abbiano imbastito sopra una fiaba intera – Pinocchio - , che resiste da oltre un secolo imperitura, a ricordare a generazioni di piccoli aspiranti malfattori quali conseguenze nefaste possano produrre le bugie. Niente fa perdere le staffe al genitore quanto le bugie del bambino. Il genitore reagisce alla bugia del figlio con delusione, offesa, rabbia e senso di tradimento. Si sente minacciato nella sua autorità genitoriale e nella possibilità di controllare il comportamento del figlio. Di solito tende a sgridare e punire, senza ricercare le cause che hanno prodotto la bugia. Ma spesso le bugie dei bambini sono un modo per difendersi da qualcosa che li preoccupa o li turba e che non sanno come affrontare.

Piccoli bugiardi crescono

Fino ai sei anni il bambino fa ancora fatica a distinguere realtà e fantasia, il suo pensiero ha un carattere magico,  non è ancora in grado di mentire per ingannare intenzionalmente gli altri,  perciò il concetto stesso di bugia diventa discutibile. Anzi, è il bambino stesso a credere alle proprie bugie, pensando che basti negare la realtà per annullarla. Solo crescendo, diventa capace di riconoscere il suo errore senza il bisogno di ricorrere alla bugia nel timore di chissà quali conseguenze. Le prime “bugie” compaiono verso i due anni e sono soprattutto comportamenti, come nascondere qualcosa che è stato proibito  prendere, mentre verso i quattro anni compaiono quelle verbali, come le bugie di discolpa (“Non sono stato io!”), o il vantarsi di fatti inesistenti e grandiosi che riguardano sé o la propria famiglia, a scopo consolatorio. Alcune bugie sono dette per puro divertimento, altre per evitare situazioni che imbarazzano. Dopo i sei anni, il bambino riesce a discriminare il vero dal falso e ad avere un senso morale simile a quello dell’adulto. Capisce anche che a volte bisogna dissimulare le emozioni per regole di cortesia, ad esempio fingere entusiasmo per un regalo ricevuto che in realtà non piace. Negli adolescenti, la bugia può essere un tentativo di difendere la privacy, di crearsi uno spazio proprio.

Il buono della bugia

Anche se i genitori fanno molta fatica ad accettare questo concetto, il fatto che il bambino dica una bugia ai genitori è un atto di trasgressione che ha in sé un aspetto positivo: significa prendersi la responsabilità di decidere autonomamente, andando contro di loro. E’ insomma un atto di indipendenza, importante per la crescita del piccolo. Richiede di sviluppare un proprio pensiero e delle strategie ed è quindi anche un esercizio cognitivo. In adolescenza la bugia può essere necessaria per nascondere delle parti di sé che ancora si avvertono fragili e non si è  pronti a mostrare agli altri, ma soprattutto ha un significato importante se è rivolta ai genitori: segnala la capacità di ricavarsi uno spazio segreto. Se invece l’adolescente condivide tutto con i genitori - anche i suoi comportamenti trasgressivi - ciò indica una difficoltà a diventare autonomo.

Quando preoccuparsi

Qualche bugia occasionale fa parte del normale sviluppo del bambino. Quando però le bugie sono troppo frequenti e il bambino si costruisce un vero e proprio mondo di finzione, ciò può segnalare un disagio. La bugia è infatti anche un meccanismo di difesa. Dire bugie può essere un modo per negare la realtà, occorre allora capire perché il bambino senta il bisogno di crearsi un mondo alternativo finto e illusorio, che cosa della sua vita quotidiana gli procura sofferenza. Se si tratta soprattutto di bugie di discolpa (“Non sono stato io”), nel bambino grandicello possono indicare un timore del giudizio dei genitori e possono segnalare un atteggiamento troppo severo o delle aspettative troppo elevate da parte dei genitori nei confronti del figlio. Anche quando le vanterie sono eccessive occorre indagare sulle cause: può trattarsi di un pesante senso di inferiorità rispetto ai coetanei, o di una infelicità che il bambino tenta di colmare raccontando storie prima di tutto a sè stesso.

Come comportarsi di fronte a una bugia

Anche se il primo impulso è quello di giudicare e punire la bugia, è più utile fermarsi e porre delle domande al bambino per capire il motivo che lo ha spinto a mentire e aiutarlo a riflettere, cercando di limitare la propria collera. Anche definire il bambino un bugiardo è controproducente, perché mina la sua fiducia in sè stesso e anzi, come una profezia che si autoavvera, lo induce a una ancor minore sincerità. Anche scandalizzarsi di fronte alle bugie del bambino ponendosi come modelli integerrimi di sincerità è piuttosto ipocrita, poiché nessun adulto è immune da bugie: la quotidiana vita sociale sarebbe quasi impraticabile senza un certo numero di piccole bugie che diciamo a fin di bene, spesso senza esserne neanche consapevoli. Se i genitori sanno ammettere serenamente i propri errori di fronte ai figli, senza timore di perdere la faccia, trasmettono anche a loro un modello positivo di  accettazione di sé,  che a sua volta permette una maggiore sincerità e onestà. Se infatti posso ammettere un errore sapendo che può capitare a tutti, avrò meno bisogno di  nasconderlo mentendo. Quando le bugie implicano accusare qualcun altro di una propria malefatta, è importante insegnare al bambino modi alternativi per risolvere i problemi, nonché le conseguenze del suo comportamento. In ogni caso, il punto su cui discutere non è la bugia in sé, ma il fatto che ne sta all’origine.

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