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19-Jun-19 · Sviluppo del bambino e dell'adolescente

"Che paura, non sei la mia mamma!”: l’angoscia dell’ottavo mese

Verso gli otto mesi il bimbo vive una fisiologica fase di timore degli estranei. Ecco i motivi della paura e i suggerimenti per gestirla al meglio.

La cosa può essere un po' imbarazzante. Il piccolino che era stato sempre tranquillo e sorridente con tutti, socievole e simpatico, all'improvviso, a partire dagli 8-9 mesi, fa scenate di puro terrore alla vista della vecchia zia o della collega della mamma, che ignare gli si avvicinano per salutarlo. Pianti inconsolabili, urla belluine. I genitori non sanno come scusarsi con i malcapitati e si lanciano in fantasiose ipotesi interpretative: "Sarà perché hai gli occhiali", "Ah vedrai che fa così perché hai il cappello", "Non ti riconosce perché hai cambiato pettinatura", e varie ed eventuali. Al bimbo spesso si rivolgono dispiaciuti: "Ma perché fai così? Che ti prende ora?". In realtà, questo tipo di paura è ben nota in psicologia infantile: è stata descritta come "angoscia dell'ottavo mese" ed ha una importanza fondamentale. Si tratta infatti di una tappa basilare nello sviluppo del bimbo, sia per l'aspetto relazionale che per quello cognitivo.


Per comprendere perché proprio a questa età compaia la paura degli estranei, occorre fare un passo indietro nel percorso di crescita del bambino. Nei primi mesi di vita, infatti, il bimbo non è ben consapevole della realtà che lo circonda e non distingue completamente le diverse figure che si prendono cura di lui. Si pensa che inizialmente il piccolo si senta quasi un tutt'uno con la mamma, come se fossero un'unica persona e non due individui separati. Anche i suoi sensi non sono ancora perfetti e non è così semplice distinguere i volti di genitori, nonni, zii, cuginetti. I primi mesi sono un graduale processo che porta il piccolo a percepirsi sempre più come un individuo autonomo, fino appunto alla tappa degli otto mesi, quando si rende davvero conto che la mamma è una persona separata da lui e la riconosce come diversa da tutti gli altri. Insieme a questa consapevolezza, si sviluppa chiaramente anche il timore dell'allontanamento della mamma, che prima era vissuto in modo più confuso.

Ora, tutti quelli che non sono la mamma gli fanno paura. La reazione è più intensa con gli estranei, ma anche la zia o la vicina di casa, che pure il bimbo era abituato a vedere, possono essere fonte di timore e di diffidenza. Si ipotizza che il sentimento principale del bimbo sia più che altro la delusione: quel viso che vede non è quello della mamma, a cui è tanto legato.
L'angoscia del bimbo è evidente soprattutto se la mamma deve allontanarsi e lasciarlo con la persona "estranea". Ad esempio, se l'inserimento al nido avviene proprio in questa fase, occorre aspettarsi una reazione particolarmente forte nel piccolo; in effetti, si consiglia ai genitori, quando possibile, di evitare questo periodo particolare e inserire il bimbo al nido prima o dopo la fase critica.
In ogni caso, la paura dell'estraneo in questo periodo è fisiologica e naturale, ed è anzi un segnale positivo perché testimonia che si è instaurata una buona relazione tra mamma e bambino. 
Anche il pianto di fronte all'estraneo è una reazione normale e sana, va accettato e rispettato. Come per molti altri aspetti dello sviluppo, anche per questo vi è una variabilità individuale: ogni bambino ha i suoi tempi, sia per la comparsa che per il superamento di questa paura.

Il piccolo non va forzato ad andare in braccio all'estraneo e neanche sgridato per il suo comportamento imbarazzante. Ad amici e parenti che possono restare dispiaciuti per l'imprevista reazione del bimbo, si può serenamente spiegare che si tratta di un comportamento fisiologico e transitorio che non ha nulla di personale e a cui non fare troppo caso.
Se è necessario lasciare il bimbo alla persona estranea, ad esempio la baby sitter o l'educatrice del nido, è fondamentale farlo con fermezza e tranquillità, rassicurando il piccolo e salutandolo, promettendo di tornare a prenderlo. Anche quando non comprende le singole parole, il bimbo comunque percepisce la serenità del genitore e ha bisogno di sentire che il genitore si fida di chi si prenderà cura di lui. Mai andarsene di nascosto, perché questo alimenta la paura del bambino di essere davvero abbandonato. Iperproteggere il piccolo evitando di lasciarlo ad altri, per risparmiargli un dolore, non è una buona idea: in realtà danneggia il bambino, perché non lo aiuta ad affrontare e gestire il necessario distacco dai genitori, fondamentale per la sua crescita.

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