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20-Jun-19 · Sviluppo del bambino e dell'adolescente

Primogenito, secondo o ultimo arrivato: quanto conta l’ordine di nascita

La posizione nell'ordine di nascita influenza non solo il ruolo in famiglia ma anche il carattere. 

Malgrado i tanti elementi in comune, i fratelli sono in genere individui profondamente diversi tra loro. Tra i molti motivi di questa differenza,  una variabile importante è la posizione occupata nell’ordine di nascita. Essere infatti il primogenito, l’ultimo nato o il figlio di mezzo ha un peso determinante non solo nel posto che a ciascuno viene assegnato in famiglia, ma anche nel tipo di relazioni che poi si instaureranno fuori dalla famiglia, con gli amici, il partner, o nel lavoro. Spesso non ce ne rendiamo conto, ma molti nostri sentimenti e modi di pensare sono influenzati dalla nostra posizione in famiglia. Ogni figlio nasce in un momento diverso della vita dei genitori e a sua volta trasforma le dinamiche familiari; al suo arrivo in un momento o in altro, troverà genitori a un diverso livello di maturità, o in particolari tappe della loro storia personale e di coppia; potrà trovarsi solo o dovrà fare i conti con altri “rivali”. Per questo è impossibile che i figli siano tutti uguali per i genitori, anche se questi lo sostengono, in buona fede, per non fare preferenze che ritengono ingiuste. 

Il primo: sotto le luci della ribalta

Il primogenito è il figlio con cui i genitori per la prima volta sperimentano il proprio nuovo ruolo. Saranno, inevitabilmente, inesperti e a volte apprensivi, più titubanti nel concedere libertà e autonomia al figlio di quanto lo sarebbe un genitore già esperto; per questo, il primogenito è più sfavorito degli altri nell’acquisizione della propria indipendenza. Il primo nato  vive parte della sua vita come oggetto unico e privilegiato dell’amore dei genitori, per poi soffrire la “detronizzazione” all’arrivo del fratellino; sperimenta la sensazione di sentir crescere l’odio verso il piccolo rivale, che però poi imparerà a mitigare e bilanciare con i sentimenti positivi dell’amore e della solidarietà. Essere il più “grande e grosso” offre dei vantaggi in termini di potere, ma spinge anche ad assumere un ruolo protettivo e decisionale che il primogenito tende a riproporre anche fuori casa.  Dare “lezioni di vita” al fratello minore è un esercizio che gli consente di sviluppare intelligenza, capacità di ragionamento e ricchezza di linguaggio. Identificarsi coi genitori e assumere un atteggiamento da adulto è il modo con cui il primogenito tenta di riprendersi la supremazia; certamente i genitori fanno bene a valorizzarlo come figlio maggiore, ma senza eccedere nell’assegnargli responsabilità troppo pesanti. In genere sul primogenito convergono le aspettative maggiori dei genitori e questo lo spinge ad essere più ambizioso, competitivo e sicuro di sé degli altri fratelli. D’altra parte, è invece meno solidale, meno ribelle ed incline a correre rischi.

 

Il secondo: il bisogno di essere diverso

Il secondogenito non ha mai sperimentato l’esclusività dell’amore dei genitori: al suo arrivo, c’era già un altro con cui doverlo spartire. Inoltre, trova regole già prestabilite e deve conquistarsi un suo spazio e una sua voce in famiglia. In genere questo lo spinge a  trovare una propria identità mettendosi in contrapposizione col primogenito, o comunque differenziandosi nettamente, nel tentativo di emergere con la sua peculiarità. Può tendere a ricoprire il ruolo del provocatore, o al contrario di chi ha bisogno di aiuto e di conformarsi agli altri. Il sogno segreto dei fratelli minori è quello di eclissare il più grande ed essere loro i primi; questa spinta, se usata costruttivamente, porta positivamente  alla luce le loro capacità. Di solito, i fratelli minori tendono ad avere una vita più avventurosa, a fare sport più rischiosi e a viaggiare di più rispetto ai primogeniti. Avendo su di sé meno aspettative da parte dei genitori, sono insomma più liberi di allontanarsi dalla famiglia, sia fisicamente, sia simbolicamente nei modi di pensare o negli stili di vita. Quando i fratelli sono solo due, l’ambivalenza tra rivalità e solidarietà è abbastanza intensa e la gelosia per avere le attenzioni dei genitori è più marcata, rispetto alle famiglie in cui ci sono più fratelli.

Una vita da mediano

Quando ci sono tre o più fratelli o sorelle, quelli in mezzo assumono una posizione particolare e difficile da definire. Il mediano ricopre un ruolo duplice: è  allo stesso tempo fratello minore e fratello maggiore. Da un lato corre il rischio di non trovare un proprio posto, non sentendosi parte né del mondo dei grandi, né di quello dei piccoli; dall’altro, ha il vantaggio di evitare sia l’eccessiva che la scarsa responsabilizzazione, che possono pesare, rispettivamente, sul primo e sull’ultimo nato. In genere il figlio di mezzo è quello che ha più amicizie fuori casa e che lascia presto la casa dei genitori. Per la sua posizione intermedia sviluppa notevoli capacità di entrare in contatto con gli altri, doti diplomatiche  e duttilità. Spesso è una persona amabile e simpatica.

Gli ultimi saranno i primi

L’ultimo nato trova la strada spianata dai fratelli maggiori ed è più libero da vincoli e controlli; trova dei genitori certamente più rilassati,  ma a volte anche meno attenti e impegnati perché è come se l’esperienza fosse già conosciuta e quindi quasi “scontata”. Altre volte l’ultimo nato è arrivato in modo imprevisto, magari a diversi anni di distanza dagli altri figli, e i genitori possono percepire la stanchezza di ricominciare tutto da capo. Per questo l’ultimo nato può sentirsi sia il prediletto vezzeggiato da tutti che invece l’ultima ruota del carro, e può sviluppare un carattere molto docile o molto ribelle. Ama appoggiarsi agli altri, circondarsi di amici da cui sentirsi amato; tende ad evitare i posti di comando ma è vivace, brillante e ama sfidare. Può correre il rischio di essere visto perennemente come “il piccolo” di casa, bisognoso di cure e attenzioni, anche quando  è ormai alto un metro e novanta, e ciò lo rende paradossalmente il più geloso di tutti,  perché ha più privilegi, ma meno diritti degli altri. Da questo può nascere  un forte desiderio di emergere che lo porta a sognare di distinguersi in grandi imprese e a sviluppare coraggio e spirito di iniziativa.

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