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21-Jun-19 · Famiglia e genitorialità

Figlio unico, i miti da sfatare

Il figlio unico viene spesso immaginato viziato, egoista e insicuro, ma non avere fratelli permette anche di sviluppare doti e vantaggi.

Viziato, egoista, prepotente, fragile e insicuro: questo l’identikit del figlio unico che ha imperversato per decenni, soprattutto quando non avere fratelli era una condizione statisticamente anomala ed era ritenuta di per sé una malattia.  Ora che essere figli unici è diventato pressochè la norma nella maggior parte dei paesi occidentali, o ci si rassegna a una vera e propria epidemia, o si può provare a vedere con più attenzione i rischi ma anche i benefici che essere l’unico bambino in famiglia comporta.

Una base sicura

Per cominciare, le buone notizie. Non esiste una “malattia da figlio unico”: tutte le ricerche presenti in letteratura non hanno mai messo in luce sintomatologie così ricorrenti da essere degne di nota; inoltre, la percentuale di psicopatologia nei figli unici equivale a quella nella popolazione generale. Si rilevano al contrario dei vantaggi. Ad esempio, la  personalità  del figlio unico è particolarmente salda perché l’amore esclusivo dei genitori gli trasmette sicurezza e fiducia nelle figure di attaccamento. E’ più motivato ad andare bene a scuola, ha un’educazione esemplare e volontà di emergere; il fatto di essere seguito e ascoltato assiduamente dai genitori gli consente di sviluppare prima di altri una buona autostima. Abituato fin dalla nascita ad ascoltare sè stesso, il figlio unico sviluppa una particolare sensibilità per il proprio mondo interiore; acquisisce presto senso di responsabilità e determinazione a raggiungere il successo. Con un solo figlio ci si concentra di più sulla conoscenza del suo carattere e si ha più tempo per interagire con lui in modo ponderato, per porsi delle domande e ragionare sul proprio ruolo di genitore:  è insomma un’occasione preziosa da sfruttare.

Non puntare tutto su di lui

Certo non mancano degli svantaggi. Il rischio maggiore per il figlio unico è l’eccessiva dipendenza dall’ambiente familiare e dalla madre in particolare. Non dovendo distribuire attenzioni e affetto tra più figli, c’è il rischio che il genitore riversi su di lui il suo amore totalizzante e anche le sue ansie in modo soffocante, senza che il figlio possa condividerle con qualcun altro suo pari con cui allearsi.

Il comportamento dei genitori è fondamentale ed è la variabile che più incide sull’educazione dei figli, al di là del loro numero. La capacità della madre di non esaurire la propria identità nell’unico ruolo di mamma è la miglior garanzia per la crescita armoniosa del figlio, e soprattutto di quello unico. Realizzarsi anche come donna permette di non investire solo sul bambino e di non caricarlo di attese eccessive. Il fatto che entrambi i genitori coltivino uno spazio di coppia e dei forti interessi personali permette al figlio di sentirsi più libero, non gravato della responsabilità della loro felicità e realizzazione. Far sentire al bambino che lui è l’unica ragione della propria vita non lo aiuta, è un fardello che gli procura più sensi di colpa che amore e non gli permette di svincolarsi, cioè staccarsi dalla sua famiglia per crearsi una vita propria. Il figlio unico va particolarmente incoraggiato ad essere autonomo e ad allontanarsi dai genitori per esplorare il mondo esterno e interessarsi ad altre relazioni.

L’importanza di stare tra i bambini

Quando c’è un solo figlio, le aspettative dei genitori si concentrano logicamente solo su di lui; è importante allora trovare un giusto equilibrio tra lo spronare senza pressare, incoraggiare senza obbligare e soprattutto senza ricattare affettivamente. Distinguere tra i propri desideri e quelli dei figli è un esercizio difficile ma è particolarmente importante quando c’è un figlio solo, che sente su di sé il compito di non deludere i genitori.

Il risvolto del precoce senso di responsabilità è il rischio che il figlio unico diventi troppo presto un piccolo adulto; avendo solo figure adulte con cui rapportarsi, è naturale che imiti il loro comportamento. I genitori possono aiutare il bambino a vivere appieno la sua infanzia non incoraggiando troppo i suoi atteggiamenti da “vecchietto” e garantendogli la frequentazioni dei pari.

I bambini che hanno fratelli sono facilitati poiché, oltre ad intrattenersi con loro, possono frequentare anche gli amici dei fratelli. Il figlio unico invece deve procurarsi da solo gli amici. È allora utile favorire le relazioni con compagni e cuginetti, invitando a casa gruppi di bambini; anche se sono rapporti diversi da quelli fraterni, poiché il fratello lo si ha sempre in casa e costringe comunque a sviluppare un’intimità senza potersi sottrarre alla relazione, amici e cugini permettono di sperimentare ad esempio la necessità di condividere i giochi o di rispettare i turni, o il piacere di fare merenda in compagnia.

Si sentirà solo?

I genitori temono che il bambino senza fratelli possa soffrire di solitudine, ma si tratta di un timore infondato poiché i figli unici, in genere, vivono con naturalezza la loro condizione, non avendone mai sperimentata una diversa. Certo è importante che mamma e papà dedichino del tempo al figlio per giocare con lui o prestargli altre attenzioni, senza però pensare, in questo modo, di potersi sostituire a un fratello o una sorella. Questo è un tipo di rapporto “orizzontale” che il bambino ha bisogno di sperimentare con i coetanei.

 Può capitare che a una certa età il bambino chieda ai genitori di avere un fratellino o una sorellina, magari perché frequenta compagni che ne hanno. Se i genitori non si sentono pronti o hanno deciso che la dimensione della loro famiglia resterà quella, non devono sentirsi in colpa nel disattendere il desiderio del figlio. Se si decide di avere un altro figlio, questo deve essere fatto solo se si hanno energie e tempo per accogliere un nuovo bambino e non perché ci si preoccupa che l’unico figlio possa sentirsi solo o desiderare un fratello o una sorella. Tra l’altro, dare al bambino la responsabilità di decidere l’arrivo di un fratello significa mettere sulle sue piccole spalle un peso troppo grande.

Saper dire “no”

Il problema dei figli viziati non riguarda solo i figli unici, ma è legato all’atteggiamento dei genitori verso la disciplina; sembra anzi che il permissivismo sia maggiore quando i figli sono tanti, perché diventa più faticoso motivare con ciascuno limiti o dinieghi .I genitori, sempre  più indaffarati, possono cedere alla tentazione di evitare i conflitti con i figli, per arginare i propri sensi di colpa. Assecondare sempre, però, non aiuta i figli ad accettare e superare i rifiuti che comunque incontreranno nella vita. Stabilire delle regole, porre dei “no” in modo fermo, aiutare i bambini a tollerare la frustrazione di non avere tutto subito sono punti importanti nell’educazione di figli unici e non. 

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Signorina lei ha bisogno d'affetto

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