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26-Jun-19 · Psicologia del benessere

Chiedere scusa, i benefici per la relazione

Chiedere scusa esprimendo un dispiacere sincero significa riconoscere l’errore e privilegiare la relazione a discapito del nostro narcisismo.

La seconda tappa del nostro percorso tra le “parole magiche” capaci di regalarci benessere riguarda la capacità di ammettere i nostri errori: “Scusa, ho sbagliato!”.

Un dispiacere sincero

A tutti noi è successo, più o meno intenzionalmente, di ferire qualcuno con un nostro comportamento. A volte semplici incomprensioni, altre volte strappi più dolorosi. Chiedere scusa significa riconoscere l’errore e privilegiare la relazione a discapito del nostro narcisismo. Possiamo farlo a parole, con una lettera, con un gesto: ciò che conta non è chiedere un perdono, ma esprimere il nostro sincero dispiacere per aver causato una sofferenza. Non è il momento di cercare giustificazioni o argomentare su una distribuzione delle colpe. Scusarci significa convalidare i sentimenti dell’altro e assumerci la responsabilità: “Sono veramente dispiaciuto per quello che ti ho fatto e per come ti ho fatto sentire. E’ stata colpa mia. Come posso riparare?”.

Scusarsi con i bambini

Chiedere scusa è uno dei primi insegnamenti che i genitori impartiscono ai bambini. E capita spesso che i genitori pretendano le scuse dei figli, quando si comportano male con loro o con un fratello o un amico. Più raro che siano i genitori a scusarsi con i figli per un proprio errore. Molti adulti credono anzi che scusarsi con un bambino faccia perdere loro autorevolezza e credibilità, o che dia al piccolo la possibilità di approfittarsi di loro. Al contrario, ammettere di aver sbagliato e dirsi dispiaciuti per aver ferito i suoi sentimenti, offre un modello di persona matura, sicura di sé e attenta all’altro. È vedendo un adulto che si scusa sinceramente con lui, che anche il piccolo impara a fare altrettanto.

Ai bambini e ragazzi “problematici” che manifestano un disagio con comportamenti disfunzionali, spesso manca l’esperienza del sentirsi chiedere scusa. Sono sempre loro quelli “sbagliati”, e gli adulti esasperati e innervositi, sono così abituati a riprenderli, a dire “Sei sempre il solito”, che anche quando sono loro a sbagliare, fanno una grande fatica ad ammetterlo. Invece sentirsi chiedere scusa, anche per una volta sola, è per questi bambini un’esperienza profondamente risanante. Lo notano, ne restano colpiti e lo ricordano come un momento speciale, un riconoscimento di sè stessi non come “il solito problema” ma come una persona a cui l’altro tiene e che pertanto ha un valore.

L’errore e le scuse del medico

Lavoro in un ambiente sanitario e vivo ogni giorno la difficoltà, da parte degli operatori, nell’ammettere un errore e nel chiedere scusa. Perché l’errore non è ammesso, anche se la realtà, le scienze, la statistica ci dicono che l’errore è inevitabile e che tutti sbagliamo. In quanto inammissibile, dell’errore non si può parlare e pertanto neanche scusarsi. Il medico lo vive in solitudine come un fallimento, se ne vergogna con i colleghi, teme la denuncia del malato, ed è convinto che scusarsi sia inutile. Mi piacerebbe che esistessero convegni e corsi di formazione dedicati interamente all’errore, in cui potersi raccontare i propri peggiori errori, in modo da poter dire a un collega “Io ho sbagliato, attento, non fare come me”, o “Guarda, secondo me qui avresti potuto agire diversamente”, ma con sostegno e affetto, non con l’atteggiamento “Ti ho beccato!”. Un ambiente in cui poter parlare serenamente dell’errore aiuterebbe a migliorarsi e a capire che chiedere scusa non mina la propria autorevolezza e la fiducia del paziente, ma anzi le accresce. Quante volte i malati mi hanno raccontato di un errore del loro medico, del doloroso tormento se mantenere o no la fiducia, e del loro profondo bisogno di sentirsi chiedere scusa: “Se solo ammettesse che ha sbagliato, per me basterebbe!”.

Le scuse in psicoterapia

Molti dolori che le persone si trascinano dentro hanno a che fare con ferite che sentono di aver ricevuto da persone significative che - credono -  non si sono curate della loro sofferenza. Sentire l’altro ammettere il proprio errore e scusarsi in modo sincero restituisce loro la percezione di essere visti e riconosciuti e di essere nel giusto. Chi ha sbagliato va aiutato a scusarsi superando la paura dell’umiliazione e del rifiuto, la vergogna, il timore di dare il “là” a ulteriori critiche ed accuse, la paura della vulnerabilità e della vicinanza emotiva; senza aspettarsi o chiedere - o addirittura pretendere -  il perdono, ma ammettendo la colpa e offrendosi di riparare. Aiutando le due parti a mettersi l’una al posto dell’altra, queste possono meglio comprendere a trovare un dialogo. Anche chi è stato ferito può capire le motivazioni del gesto che lo ha offeso e liberarsi dalla rabbia e dal risentimento.

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