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26-Jun-19 · Psicologia del benessere

Gratitudine, la ricetta per essere felici

La gratitudine fa sentire felici permettendo di apprezzare il valore delle cose.  Come imparare a praticarla nel quotidiano?

Era la parte più affascinante della fiaba o del cartone animato, quella che imparavamo subito a memoria e che aspettavamo con trepidazione: la formula magica! Una parola, o poco più di una, tanto potente da produrre incantesimi, trasformare la realtà, realizzare l’impossibile. “Abracadabra”, “Simsalabim”, “Apriti sesamo”: chi non ha provato, da bambino, a verificare se – hai visto mai - funzionavano sul serio? Crescendo ho capito che no, era inutile ripetere “Apriti sesamo” di fronte alla serranda del garage. Ma più tardi, diventando una psicologa, ho scoperto che le parole magiche esistono davvero e possono aprire porte sbarrate, lenire il dolore, materializzare la felicità. Sono parole semplici che ci hanno insegnato da piccolissimi, ma abbiamo perso la consapevolezza del  loro potere. Propongo ai lettori un breve viaggio per riscoprirle. La parola magica di questa prima tappa è “Grazie”.

 

Oltre l’educazione: sentire la gratitudine

“Come si dice?” domanda la mamma; “Àaaccie”, risponde il bimbo (articolare “grazie” per un bambino piccolo è un’impresa fonologicamente alquanto ardita). Che sia una caramella, un dono o un gesto di cortesia ricevuto, scatta la doverosa litania, volta a instillare nel piccolino la buona educazione. Da lì in poi, la nostra quotidianità è costellata di un numero infinito di “grazie”. Ma quante volte all’articolazione della parola, corrisponde un autentico sentimento di gratitudine? Molti “grazie” li diciamo per formalità; a volte, neanche ci accorgiamo di averli detti.

Eppure la gratitudine va ben oltre l’educazione: per molti studiosi è la base del nostro benessere emotivo e fisico ed è in gran parte identificabile con la felicità e la capacità di amare. Le persone più inclini alla gratitudine sono più vitali, ottimiste, empatiche; sono più capaci di vicinanza, hanno legami più solidi, sono circondate di persone positive; risentono meno dello stress e della depressione, hanno una salute fisica migliore.

Dare valore alle cose

Alcuni studi hanno mostrato che è sufficiente pensare a cinque motivi per cui ci si è sentiti grati durante la settimana, per sperimentare un aumento della felicità. La gratitudine fa sentire felici perché fa provare un senso di pienezza, apprezzando in ogni momento ciò che si è. Significa accorgersi del positivo che è nella propria vita, riconoscere il valore delle cose e pertanto sentirsi ricchi e fortunati. Non si tratta di illudersi che il negativo non esista; chi è grato è consapevole della realtà, ma riesce a far coesistere con equilibrio il bene e il male.

Sono anzi proprio le circostanze drammatiche della vita, quelle che aprono alla capacità di essere grati. Chi ad esempio affronta una grave malattia, spesso attraversando la sofferenza matura la capacità di apprezzare ciò che dava per scontato e diventa profondamente grato per cose anche minuscole. Questi “grazie” hanno poco a che fare con l’educazione: sono intensi, carichi di emozione, detti guardandosi dritti negli occhi con una profondità particolare e commovente.

Quando è difficile ringraziare

Dire “grazie” significa riconoscere di essere legati agli altri in una rete di reciprocità. Non significa essere inferiori o incapaci. Le persone grate sono anzi quelle sicure di sé consapevoli del proprio valore: possono accettare di ricevere perché ciò non inficia la loro autostima e perché sanno di poter ricambiare con ciò che di buono hanno in sé. Chi si sente inferiore o in credito con la vita, o chi è narcisista, non riesce a provare gratitudine perché resta fissato sulla mancanza e sul negativo, o non sa come contraccambiare, o non riconosce il valore affettivo del gesto d’aiuto, vivendolo anzi come frustrazione nella competizione con l’altro. Il benefattore è vissuto come un testimone della propria debolezza: umiliazione che porta a negare il dono o sminuirlo. D’altra parte, a volte chi dona lo fa per legare l’altro in un vincolo di subordinazione, che sia un legame emotivo o materiale; chi riceve si sente soggiogato, oppure non sa come rimettere sullo stesso piano una relazione in cui riceve tanto, troppo, e per questo scappa e appare ingrato.

Esercitare la gratitudine

Anche se ci sentiamo insoddisfatti, riflettere su ciò di cui essere grati ci aiuta, come un allenamento, a sviluppare la capacità di provare gratitudine. Ecco alcuni suggerimenti:

  • tenere un diario annotando ogni giorno qualcosa per cui essere grati.
  • scrivere una lettera per ringraziare una persona. Non è tanto il sentimento in sé, ma il fatto di esprimere la gratitudine, a far aumentare il senso di benessere.
  • pensare ad una persona e chiedersi “Cosa ho ricevuto da lei? Cosa le ho dato? Quali preoccupazioni o difficoltà le ho procurato?”, aiuta a renderci conto che spesso riceviamo più di quanto pensiamo. E se riflettiamo su quanto siamo stati aiutati, siamo portati a ricambiare.
  • usare i sensi per apprezzare la realtà ed essere grati per uno spettacolo naturale, una musica, un profumo, un sapore.
  • ringraziare per i gesti che solitamente diamo per scontati e dovuti in famiglia: che sia il pranzo pronto, la spesa fatta o la lettiera del gatto pulita. E ricordare che il modo migliore per educare alla gratitudine, è essere grati.
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