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26-Jun-19 · Psicologia del benessere

“Che bello!”: l’arte di meravigliarsi e di apprezzare

Essere capaci di meravigliarsi e di apprezzare rende la vita piena e appagante e rafforza le relazioni con gli altri.

Quando lo scrivevamo nei temi di scuola, di solito l’insegnante storceva il naso: “Su, sforzatevi di trovare un termine più specifico, meno banale!”, e via ogni volta a cercare sul dizionario dei sinonimi e contrari. “Bello” si doveva usare meno possibile: troppo vago, troppo scontato, troppo dozzinale. Così l’ho sempre disprezzato, guardato con sufficienza, e ogni volta che ho potuto l’ho sostituito con vocaboli più nobili. Finchè ho conosciuto persone di grande cultura, intelligenza e umanità, che invece ne facevano un uso generoso, nello scrivere e nel parlare. Perché sono le parole semplici quelle che spesso veicolano le idee e i sentimenti più grandi. Così ho cambiato idea, e oggi quando dico “Bello!” lo faccio con la convinzione che non ci sia una parola più…bella.

Quando siamo meravigliati o piacevolmente stupiti da qualcosa, ci viene proprio da dire “Che bello!”: viene da sé, senza neanche pensarlo, di certo prima che possiamo interrogarci sul vocabolo più appropriato alla circostanza. Uno dei pochi residui della nostra infanzia che fortunatamente sopravvive, un’espressione semplice e umile, perché semplicità, umiltà e rispetto sono anche la base della nostra capacità di meravigliarci.

Vedere il bello

Irrigiditi nei nostri schemi quotidiani, nella ripetizione delle solite abitudini, non ci fermiamo a notare il particolare, il nuovo, l’inaspettato. Basterebbe semplicemente cambiare strada per tornare a casa, o fermarci a osservare le persone vicino a noi sull’autobus, per notare nuovi spunti. Anche in ciò che è conosciuto e scontato e che ripetiamo sempre nello stesso modo, se ci soffermiamo ad assaporare possiamo vivere ogni volta esperienze diverse. “Bello” non è solo ciò che è piacevole o desiderabile, “bello” ha piuttosto a che fare con ciò che è vero e autentico. Anche le cose brutte, la tristezza o persino il dolore possono a volte farci dire “Che bello”, nel senso di qualcosa di grande e di commovente che mette in luce la nostra umanità.

Complimenti!

Fare e accettare apprezzamenti vuol dire riconoscere e dare valore al bello di cui ciascuno è portatore. Il complimento è una “carezza verbale” che fa sentire visti, riconosciuti, vivi, capaci, desiderosi di esprimere ancora meglio quella qualità. Spesso facciamo fatica a fare apprezzamenti sinceri. Ci riesce molto più semplice criticare. Con i complimenti siamo decisamente più stitici: magari in silenzio pensiamo “Che bella cosa ha fatto” ma poi ci tratteniamo e non lo diciamo, per timore di uscire sviliti dal confronto o di dare un potere all’altro. Al contrario, quando apprezziamo dimostriamo la nostra autonomia, la nostra sicurezza e il nostro equilibrio, portiamo positività nelle relazioni e più facilmente riceveremo anche noi apprezzamenti e rispetto.

Quando invece ci schermiamo per un complimento ricevuto e lo sminuiamo, perché imbarazzati o per mostrare la nostra modestia, dimentichiamo che in questo modo sminuiamo e rifiutiamo la persona che ce lo ha fatto, come se dubitassimo del suo giudizio o della sua buona fede.

Condividere il bello con i bambini

Dovremmo mantenere anche da adulti quella capacità di meravigliarsi che hanno i bambini, quello stupore privo di pregiudizi che li porta a osservare il mondo con curiosità e ad apprendere con grande facilità. Dovremmo incoraggiare in loro l’attitudine a cogliere il bello della realtà in ogni sua manifestazione e viverlo come un dono di cui godere. “Guarda che bello” significa aiutare a cogliere la meraviglia che ci circonda anche nelle cose minuscole, ma significa anche “Ha emozionato me, e te lo mostro per condividerlo con te, perché tu sei importante per me”.  Dovremmo poi apprezzare il bello che è nei bambini e dirglielo. Ho sempre pensato che, piuttosto che dire “Bravo”, sia ancora meglio dire “Che bella questa cosa che hai fatto”, o “Che bello quello che hai detto”, perché se nel “Bravo” c’è comunque una forma di giudizio, il “Che bello” rimanda più a una condivisione, come a dire “Io e te guardiamo e gioiamo insieme di questo e viviamo insieme questa emozione”.

La meraviglia in terapia

Le persone che compiono un percorso di psicoterapia possono trovarsi, a un certo punto, a provare la meraviglia e lo stupore di sentirsi diversi, o di riuscire a vedere nuove possibilità, o di scoprire in sé capacità inaspettate. Visto dalla prospettiva del terapeuta, è uno spettacolo continuo. Resto ogni volta incantata a osservare quanto la mente umana sia capace di risollevarsi, di vedere il positivo, di mantenere la fiducia, di continuare a progettare. Anche quando accompagno i miei pazienti attraverso sentimenti dolorosi o ne condivido io stessa la tristezza, la percezione di quanta grandiosità possa trovarsi nell’essere umano supera tutto il resti e mi fa comunque continuare a dire: “Che bello”.

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