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21-Jun-19 · Ciclo vitale, eventi e ricorrenze

Maturità, genitori sotto esame

Dietro ogni maturando in ansia, ci sono dei genitori altrettanto stressati. Come essere di aiuto senza trasmettere agitazione?

L’adolescenza è già di suo un periodo movimentato…ma i giorni dell’esame di maturità sono un concentrato di crisi adolescenziale che mette a dura prova la tenuta della famiglia! Anche perché, dietro a ogni maturando in ansia, ci sono due genitori altrettanto trepidanti e stressati. A volte cercano maldestramente di sdrammatizzare, altre ci mettono il carico da novanta, ma è raro che restino imperturbabili di fronte alla prima grande prova del loro pargolo. I genitori si trovano allora ad affrontare il difficile, duplice  compito di gestire la propria  ansia per non trasmetterla ai figli e di riuscire a sostenerli e motivarli. Vediamo quindi come possono diventare buoni alleati dei loro ragazzi per aiutarli a superare la prova con sicurezza e serenità.

No all’ipercontrollo

Difficile resistere alla tentazione di controllare ogni minuto se il ragazzo sta studiando, e di intervenire con osservazioni come “Non studi?”, “”Guarda che l’esame è vicino!”, “Guarda che così non lo passerai!”. L’ipercontrollo terroristico è tuttavia inutile e dannoso, poiché trasmette al ragazzo sfiducia nei suoi confronti, genera ostilità e ottiene di solito risposte poco garbate. Molto meglio essere discretamente a disposizione e proporsi con frasi come “Ti posso essere utile?”, “Vuoi che ti chieda un argomento?”. Sostenere senza opprimere, insomma. I ragazzi sentono già su di sé le aspettative e la responsabilità di non deludere sè stessi e i genitori: non è il caso di alimentarle ulteriormente, generando un’ansia da prestazione così elevata da provocare un blocco emotivo.

Ridimensionare l’evento

Sdrammatizzare è un’arte sottile. Da una parte, farlo in modo eccessivo trasmette al ragazzo il messaggio che non lo comprendiamo, che non sentiamo quanto questa prova sia importante per lui, che la banalizziamo: avrebbe quindi il paradossale effetto di farlo sentire ancora più solo e preoccupato. D’altra parte, è necessario ridimensionare in modo realistico la portata dell’evento, nonché l’importanza del voto finale, che non è poi così rilevante per il futuro accademico e lavorativo. L’esame di maturità, in fondo, dovrebbe servire a prendere consapevolezza di sè stessi, per poter lavorare sui propri limiti e valorizzare le proprie risorse. L’esame valuta la preparazione, non la persona, e non sarà il fallimento di un esame che potrà determinare il fallimento della vita.

Aiutarlo a organizzarsi

 Un aiuto importante che i genitori possono offrire riguarda l’organizzazione dello studio: incoraggiare i figli a gestire il tempo sui libri, a stabilire priorità, costruire scalette con argomenti e tempo a disposizione; collaborare aiutandoli nello studio, ascoltandoli mentre ripetono un argomento o la tesina, interrogandoli.

 I ragazzi vanno incoraggiati a studiare con i compagni. Spesso i genitori temono che lo studio in gruppo sia una perdita di tempo, che i ragazzi si distraggano; al contrario, studiare insieme è un’occasione per confrontarsi, ripetere ad alta voce e anche per condividere ansie e paure. Anche lo svago e la pause vanno incoraggiati: studiare ininterrottamente non giova all’apprendimento, poiché la mente ha bisogno di giuste pause per mantenere la lucidità e assimilare meglio. Riposare, fare attività fisica, uscire con gli amici, sono importanti tanto quanto le ore di studio.

Rassicurare sui punti di forza

Molti genitori pensano di incoraggiare i ragazzi promettendo un allettante regalo in cambio di un voto alto, o facendo paragoni con altri compagni o familiari. In realtà è un atteggiamento errato e controproducente che non fa che alimentare l’ansia del ragazzo, che , ora più che mai, ha bisogno di non essere giudicato ma accolto e sostenuto. Il messaggio che dovrebbe arrivare ai ragazzi è la nostra stima per quello che sono, e non per il voto che prenderanno.

Ma come infondere fiducia ai ragazzi? Rassicurandoli sulle loro reali capacità. Tutti hanno dei punti di forza che all’esame potranno rivelarsi utili. Chi ha un figlio studioso, preparato, parte avvantaggiato in questo compito, anche se le cose non sono così ovvie; succede infatti che proprio gli studenti più scrupolosi e preparati siano quelli che si preoccupano di più, perché sono molto esigenti con sè stessi e si valutano con standard molto severi, soffrendo un’ansia da prestazione che magari i compagni meno studiosi non avvertono. I loro punti di forza sono però il curriculum scolastico, la preparazione, la serietà: tutti elementi che, per quanto la prova d’esame possa essere disastrosa, verranno tenuti certamente in considerazione. E’ su questo che i genitori possono puntare per rassicurarli. E se invece il figlio è di quelli che per tutto l’anno hanno avuto ben altro da pensare che allo studio, che  sono miracolosamente arrivati alla fine barcamenandosi con espedienti vari e ora sono presi dal panico da scarsa preparazione? Anche loro hanno in realtà un punto di forza: se sono arrivati indenni all’esame, significa che hanno sviluppato la capacità di improvvisare, di non farsi prendere dall’ansia durante le interrogazioni e di “vendere” al meglio la propria (scarsa) preparazione. Le loro doti creative saranno certamente una risorsa all’esame di maturità, in cui è importante fare collegamenti tra le materie ed elaborare una visione personale degli argomenti.

In ogni caso, l’incoraggiamento più efficace non si fonda sulla minaccia o la punizione, ma sulla valorizzazione delle potenzialità, che qualunque ragazzo possiede in sé.                                  

 

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