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21-Jun-19 · Ciclo vitale, eventi e ricorrenze

Trasloco, lo stress del cambiamento

Il trasloco comporta un certo stress legato al cambiamento. Molti sperimentano tensione, disorientamento, depressione e ansia.

Finalmente a casa nuova! Magari la casa che abbiamo sempre sognato, e ottenuto con grandi sacrifici. Una casa più grande, più bella, più comoda... Traslocare in una nuova casa può rappresentare una tappa importante, vissuta con soddisfazione ed entusiasmo. Tuttavia, anche quando il cambiamento è stato a lungo desiderato, accanto alla gioia coesistono emozioni meno gradevoli. Nella scala degli eventi psico-sociali stressanti (Holmes e Rahe) è contemplato in effetti  anche il trasloco: al 32° posto, ma con un bel potere stressante, dato che ottiene un punteggio di 20, su un massimo di cento. Chiunque abbia cambiato casa conosce bene la fatica fisica di imballare, inscatolare, trasportare, e poi di nuovo riaprire, pulire, sistemare. Oltre che uno sforzo fisico, però, il trasloco è anche un’esperienza densa di significati sul piano psicologico, e capace di provocare importanti livelli di ansia e depressione.

Che stress!

Non bastano le varie beghe organizzative e burocratiche, dal contattare la ditta per il trasloco, alla pulizia della casa, alla stipula dei nuovi contratti di luce, gas e telefono, spesso con inevitabili intoppi connessi. Traslocare significa comunque cambiare ambiente, anche quando ci si sposta di poche centinaia di metri: ciò comporta tensione psicologica e a volte una vera sindrome da disorientamento. Soprattutto le persone più vulnerabili, che vivono la casa come un rifugio sicuro, possono faticare molto per adattarsi al nuovo ambiente e possono manifestare ansia, tristezza, ma anche sintomi somatici come orticarie ed herpes.

Il lutto per la vecchia casa

Spesso non si lasciano solo quattro mura, ma anche dei vicini, un quartiere, dei punti di riferimento, dalla colazione al bar dell’angolo, alla  spesa al supermercato sotto casa. Accanto all’entusiasmo per il nuovo, si affaccia qualche preoccupazione: come saranno i nuovi vicini? Andremo d’accordo? Come si troverà mio figlio nella nuova scuola?

Ogni cambiamento di vita comporta una separazione da ciò che è noto e rassicurante, per andare verso l’ignoto, riproponendo  in fondo la prima, originaria esperienza di separazione: quella del bambino dalla mamma. La casa, da un punto di vista psicologico, è poi un’estensione dello schema corporeo: le stanze diventano un po’ come parti del nostro corpo. Perciò cambiare l’ambiente porta inevitabilmente un disagio. Traslocare significa anche metter ordine nelle proprie cose, fare una selezione di cosa portare con sé e cosa lasciare. Alcuni fanno della nuova casa una fotocopia della precedente, per il bisogno di ritrovare una rassicurante familiarità; altri, per cui il nuovo è occasione per voltare pagina, ne approfittano per ripartire da zero rivoluzionando il proprio ambiente.

 

Se non è una scelta

A volte cambiare casa non è una scelta, e non significa un miglioramento. Motivi finanziari, separazioni, motivi di lavoro: a volte si è costretti a spostarsi, e magari adattarsi a un ambiente più piccolo e meno confortevole. Oltre a perdere i familiari punti di riferimento, si avverte la sensazione di sconfitta e di fallimento. In questi casi tutti gli aspetti stressanti sono amplificati. Particolarmente penosa è la situazione degli anziani che sono costretti a lasciare la propria casa per trasferirsi in una struttura assistenziale, o in una casa più piccola, magari perché sono rimasti soli o perché non possono mantenere una casa troppo grande. La necessità di selezionare le cose da portare con sé è particolarmente drammatica, perché nell’età anziana è vissuta come una menomazione della propria identità. L’ingresso in una struttura rappresenta spesso un trauma, perché l’anziano tende ad avere un suo spazio conosciuto e delimitato, con abitudini ben radicate, la cui perdita può provocare un rapido declino psicofisico.

I bambini

Spesso traslocare significa per i bambini non solo cambiare casa, ma anche  lasciare la scuola, i compagni, gli insegnanti. Può essere quindi un evento particolarmente destabilizzante. E’ importante prepararli già parecchio tempo prima, spiegando in cosa consisterà il trasloco e le persone che saranno coinvolte.

I bambini più piccoli sono molto abitudinari e possono essere molto disturbati da un cambiamento nella posizione dei loro oggetti; una volta a casa nuova, possono manifestare questo disagio con comportamenti regressivi, come tornare a fare la pipì a letto. Per aiutarli ad ambientarsi, è utile far visitare loro la casa in anticipo, mostrando il posto dove andranno messe le loro cose e illustrando i vari locali e il loro uso. Inizialmente, è opportuno allestire i loro spazi così com’erano nella casa precedente, per garantire un minimo senso di continuità. Ora più che mai, con i più piccoli è importante mantenere regolari e costanti gli orari dei pasti, del gioco e del sonno.

Consentire ai bambini più grandi di partecipare alle operazioni di trasloco, dando il loro contributo, ovviamente proporzionato alle loro possibilità,   permette di  farli sentire gratificati e partecipi di un evento importante.  E’ utile visitare con loro in anticipo il quartiere, scoprendo le opportunità che offre e familiarizzando con i nuovi luoghi che si troveranno a frequentare. Come per le altre occasioni di passaggio e cambiamento, anche in questo caso un atteggiamento sereno e fiducioso dei genitori è il miglior aiuto per favorire l’adattamento del bambino a una situazione nuova.

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