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18-May-24 · Altri articoli

Amare gli animali più delle persone: perché accade?

Li vediamo indifesi e vulnerabili, e da loro ci sentiamo accettati e amati senza riserve.

«Amo tanto gli animali, mi commuovo più se vedo soffrire un animale che una persona! Mi vergogno a dirlo ma è così, mi fa quest’effetto». Può apparire anormale e mostruoso provare più compassione per un animale che per un essere umano, potremmo pensare che immedesimarci in un altro essere umano sofferente sia più semplice e più logico che immedesimarci in un animale, ma la realtà è più complessa e le persone che si trovano a sperimentare su di sé questa reazione apparentemente assurda sono molte di più di quanto si possa pensare. A giudicare dall’indignazione sollevata da casi di cronaca di crudeltà su animali, sembra evidente che molte persone siano più commosse dai resoconti di violenze su un animale che da quelli che riguardano migliaia di esseri umani. Com’è possibile?

Una ricerca condotta dai sociologi A. Arluke e J. Levin nel 2017 ha rilevato che le persone possono provare maggiore compassione per gli animali che per i membri della propria specie. Ai 240 partecipanti dello studio, tutti studenti universitari, veniva sottoposta la notizia (falsa) in cui, ad essere aggrediti e picchiati con una mazza da baseball, erano, di volta in volta, un uomo adulto di 30 anni, un bambino di un anno, un cane adulto, un cucciolo di cane; veniva quindi valutato il grado di compassione e angoscia provati in ogni singola evenienza. Ne è  risultata una graduatoria dei livelli di empatia suscitati, che vede l’uomo adulto all’ultimo posto. Più precisamente, in ordine decrescente per empatia suscitata risultano: al primo posto il bambino, al secondo il cane cucciolo, al terzo posto il cane adulto, e infine l’uomo adulto.

Quindi, ciò che suscita i nostri sentimenti non dipende dall’appartenenza a una specie o all’altra, ma ha a che fare con vulnerabilità  e impotenza percepite. Gli animali, come i bambini, non sono in grado di aiutare sé stessi facilmente, non possono difendersi dal pericolo e far valere i propri diritti come pensiamo possa fare un essere umano adulto. Bambini e animali sono completamente in balia degli altri per ottenere cibo, protezione, riparo. Li vediamo innocenti e indifesi e siamo spinti ad aiutarli e proteggerli, mentre non attribuiamo la stessa innocenza agli umani adulti. Nel caso di bambini e animali che subiscono violenze, escludiamo totalmente una loro responsabilità nell’essere maltrattati, mentre nel caso degli esseri umani adulti non escludiamo in modo così categorico che possano avere una qualche responsabilità per la propria situazione.

Occorre osservare che è più probabile che l’indignazione per le violenze subite da un animale sia maggiore se si tratta di un singolo caso di crudeltà, di cui si conosce la storia particolare, mentre la stessa violenza subita da migliaia di animali anonimi non suscita la stessa reazione. Purtroppo si tratta di un fenomeno ben noto in psicologia sociale: all’aumentare del numero di soggetti (umani o animali) in difficoltà, la nostra compassione per loro diminuisce perché non riusciamo più ad elaborarla. Inoltre indignarci per un caso isolato ripulisce la coscienza e mette a tacere sensi di colpa per la profonda contraddizione tra il proclamato “amore per gli animali” e l’enorme  numero di vite animali perse ogni anno per il consumismo umano.

Altri fattori contribuiscono a favorire interesse e dedizione verso  gli animali, fino a rendere il rapporto con loro, per alcune persone, preferibile a quello con gli umani:

-Il nostro atteggiamento verso gli animali, sia domestici che non, è cambiato nel corso del tempo. Il numero di animali domestici e la spesa dedicata alla loro cura sono aumentati progressivamente, tanto che oggi sono considerati dalla maggior parte dei proprietari come membri della famiglia a tutti gli effetti. Oggi siamo sempre più consapevoli che gli animali sono esseri senzienti che meritano rispetto e una vita dignitosa. La maggior parte delle persone empatizza con la sofferenza degli animali, anche se la risposta è altamente selettiva e in gran parte limitata ai soli animali da compagnia, lasciando fuori la moltitudine di animali destinati all’alimentazione umana.

-I nostri animali da compagnia, come esito dell’allevamento selettivo, mantengono anche in età adulta caratteristiche infantili che favoriscono negli esseri umani risposte di accudimento. Inoltre, in millenni di convivenza con l’uomo, animali come i cani hanno imparato a comunicare con noi con espressioni e gestualità e questo favorisce l’empatia nei loro confronti.

-Con gli animali non ci sentiamo in competizione, non ne temiamo il tradimento; possono proteggerci, non ci fanno sentire soli, sono più docili e accondiscendenti; nei confronti degli animali non abbiamo gli stessi pregiudizi che abbiamo verso le persone.

-Dagli animali non ci sentiamo giudicati, non dobbiamo preoccuparci di cosa pensano di noi, della loro opinione, come ci accade con le altre persone; ci sentiamo accettati come siamo. Non c’è ipocrisia, non c’è finzione, non c’è manipolazione. Con loro ci sentiamo più liberi di esprimere le emozioni senza vergognarci. Se un animale ci respinge, gestiamo il rifiuto come naturale  e lo mettiamo in contro proprio per il suo essere animale, non ci ferisce né ci spaventa o offende quanto il rifiuto da parte di altri esseri umani.

-Otteniamo una gratificazione narcisistica nel fatto di avere qualcuno che dipende totalmente da noi, che appaga il nostro bisogno di nutrire e proteggere e che ci fa sentire potenti.

-Il rapporto con gli animali è, come lo definiva Freud, privo di ambivalenza, a differenza delle relazioni umane che sono almeno in qualche misura conflittuali. Il rischio è che questo dipenda dal fatto che sottovalutiamo le necessità dell’animale per cogliere solo gli aspetti gratificanti e non dover giungere a compromessi. Mentre gli esseri umani protestano e reclamano se qualcosa li disturba, con gli animali è più facile ignorare eventuali segnali di disagio, con il rischio di avere poco rispetto per le loro necessità e di dare la precedenza al nostro egoismo. Gli animali ci amano anche se li trattiamo male, mentre gli esseri umani richiedono rispetto, coerenza: così con gli animali non sperimentiamo le conseguenze delle nostre azioni.

Dedicarsi ad aiutare gli animali può essere più semplice e gratificante che occuparsi della sofferenza umana, perché nel rapporto umano rientrano dinamiche più complesse, ambivalenza e  conflittualità.

-A volte proiettiamo sugli animali aspetti di noi, li usiamo come una compensazione da delusioni in altri campi, li trattiamo come figli obbedienti  e vezzeggiamo con coccole a misura umana, ma umanizzandoli non rispettiamo le loro necessità di muoversi, arrampicarsi, correre ecc. Umanizzare gli animali fa sì che non gli riconosciamo bisogni e comunicazioni differenti da quelli degli esseri umani, e pertanto non li amiamo ma li usiamo per il nostro egoismo.

-Chi ha difficoltà sociali e relazionali può trovare nel rapporto con gli animali l’unica occasione di ricevere compagnia e affetto. Il rapporto con gli animali è anche notoriamente benefico per molte persone in varie condizioni di sofferenza fisica e psicologica. D’altra parte, la maggiore facilità a rapportarsi con un animale  comporta vantaggi ma anche rischi, come quello di evitare di confrontarsi con le proprie difficoltà provando a superarle.

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Signorina lei ha bisogno d'affetto

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