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12-Jun-20 · Comunicazione e relazione interpersonale

Non esitare ad...esitare!

La nostra cultura premia chi agisce rapido, sicuro e senza esitazioni. Ma esitare significa anche prendersi il tempo che serve.

Quando di una persona si dice che ha fatto qualcosa “senza alcuna esitazione”, o che “non ha avuto un attimo di esitazione”, di solito si intende dare una connotazione positiva a quell’assenza di esitazione: un modo per sottolineare la sicurezza, la convinzione, il coraggio, la rapidità, a volte anche l’eroismo. Al contrario, a qualcuno che “esita” si attribuiscono in genere insicurezza, incertezza, timore, viltà, incompetenza, dubbio, timidezza.

Nella cultura attuale, l’immagine della persona vincente non contempla l’esitazione: vincente è chi dice subito quello che pensa, è sicuro o magari anche spavaldo, agisce in modo rapido ed efficace, non si fa molti scrupoli e va dritto al sodo. Spesso, però, siamo pure troppo sicuri, veloci e impulsivi. Quello che accade sui social è un esempio lampante: vedo un articolo e sparo un commento senza neanche averlo aperto per leggerlo, a volte senza aver letto bene neanche il titolo; leggo una notizia, che so, di medicina o di nutrizione, e mi precipito a contestarla, pur non avendo competenze in materia, come se la mia personale opinione avesse la stessa validità di dati provenienti da studi scientifici; mi diverte la vignetta con la frase che sfotte l’ignara signora obesa che indossa dei pantaloncini troppo stretti e la condivido, senza chiedermi se possa ferire qualcuno; un pensiero mi attraversa la mente e subito lo pubblico, senza pensare  alle possibili conseguenze; non sono d’accordo con l’opinione di qualcuno e scrivo di getto una critica feroce o un insulto, favorito anche dall’anonimato dietro la tastiera.

“Esitazione”: nel dizionario, indica momento di indecisione, attesa prima di una scelta. Concedersi un’esitazione significa dare spazio al dubbio, alla riflessione, a una valutazione più accurata. Esitare significa che prima di dire la mia, l’articolo me lo leggo tutto, anche più di una volta per averne una visione completa. Che prima di contestare, mi chiedo: ho le conoscenze necessarie? Ho forse compreso o interpretato male? Mi manca qualche dato? Dovrei informarmi più accuratamente? Che prima di diffondere materiale in cui qualcuno viene ridicolizzato e deriso, mi domando: potrei ferire qualcuno? Qualcuno dei miei amici potrebbe sentirsi offeso? Rischio di essere indelicato? Che prima di scrivere una frase offensiva, mi fermo a pensare: posso dirlo con altre parole? Farei lo stesso se fossi faccia a faccia? Allora l’esitazione diventa il momento in cui si rendono possibili l’attenzione, la prudenza, la delicatezza, una maggiore saggezza delle scelte.

Vale non solo sui social. Quanti miei pazienti chiedono aiuto per cambiare perché si rammaricano di non essere “pronti” e vincenti nelle interazioni sociali: «Voglio avere subito la risposta pronta!», «Mi aiuti a sembrare più sicuro di me, a essere brillante, a non avere esitazioni quando parlo!», «Coi miei clienti non posso dare l’idea di non sapere cosa dire, se mi fanno una domanda:devo scattare!». Invece a me piacciono moltissimo quegli esperti che, intervistati in tv, si prendono anche delle lunghe pause prima di rispondere, si concedono il tempo per capire la domanda, chiamare a raccolta le informazioni, costruire una risposta “dal vivo”, elaborata al momento, con perplessità e incertezze comprese, senza il bisogno di andare sul sicuro con risposte preconfezionate e di apparire competenti e sicuri di sè. Semmai, l’autentica sicurezza traspare proprio dal potersi concedere con tranquillità di sembrare anche insicuri e incompetenti, nel momento in cui, al contrario, ci si prende il tempo per meglio elaborare e trasmettere ciò in cui si è competenti.

Lo stesso psicoterapeuta, lavora meglio se può concedersi l’esitazione e il dubbio, se prima di formulare una diagnosi o l’interpretazione di un sintomo, piuttosto che cedere alla fretta di mostrare di aver “capito tutto” e di essere “bravo”, si concede il tempo di far emergere altri elementi, lascia aperte più possibilità, mette in discussione le sue stesse intuizioni. Esitando, può conoscere meglio l’altro; esitando, può allearsi meglio con l’altro esplorando il suo mondo emotivo in punta di piedi, co-costruendo insieme più chiavi di lettura da abbracciare o scartare di volta in volta, senza imporre le sue certezze.

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