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31-Mar-20 · Comunicazione e relazione interpersonale

Il "messaggio- io": come dire ciò che ci disturba

Con la tecnica comunicativa del Messaggio Io possiamo esprimere i nostri bisogni in prima persona senza far sentire l'interlocutore colpevolizzato.

«Non so come dirgli che il suo comportamento mi dà fastidio, ho paura di offenderlo e allora sto zitta»; «Quando gli chiedo di cambiare comportamento si arrabbia e finiamo sempre per litigare»; «Io glielo dico, ma tanto continua  a fare come gli pare»: sono alcuni esempi in cui uno è infastidito da un comportamento di un altro e vorrebbe farlo cessare, ma la comunicazione è inefficace. Di solito accade che chi si lamenta lo fa in un modo che all’altro arriva come un’accusa, un giudizio, scatenando un atteggiamento di difesa o di contrattacco che porta a una chiusura o a un’escalation del conflitto.

Generalmente, infatti, quando un comportamento dell’altro ci disturba usiamo espressioni come «Sei la solita disordinata», o «Sei egoista», «Sei tu che mi fai stare male», «Sei inaffidabile», tutte comunicazioni che iniziano con “Tu sei” e danno all’altro un’etichetta che interessa la persona nella sua totalità. Spesso ci aggiungiamo termini come “sempre” e “mai” che contribuiscono a dare un’etichetta generalizzata all’interlocutore, a cui l’altro è portato a ribattere. O invece, rinunciamo a esprimere un nostro bisogno perché non sappiamo trovare le parole, perché pensiamo di dover usare modi aggressivi per ottenere ciò che vorremmo ma non ne siamo capaci, o invece abbiamo il timore opposto di offendere o dispiacere l’altro manifestando il nostro disappunto per un suo comportamento e allora ci teniamo tutto dentro.

C’è una tecnica comunicativa, il cosiddetto “messaggio Io”, che ci permette invece di esprimerci in un modo che non fa sentire l’altro colpevolizzato e giudicato e che quindi lo induce più facilmente a prestarci ascolto e anche a riflettere sulle conseguenze delle sue azioni. Il messaggio Io è un modo di esprimersi in prima persona, manifestando i propri sentimenti, e fa parte di un metodo comunicativo elaborato dallo psicologo americano Thomas Gordon per favorire la comunicazione e la relazione tra individui. Il concetto chiave del messaggio Io è “Io sento”, piuttosto che “Tu sei”.

Si costruisce attraverso quattro passaggi:

  1. Quando tu…(e si descrive il comportamento che disturba, in modo concreto, specifico e circostanziato)
  2. Io mi sento…(e si descrivono le proprie emozioni)
  3. Perché… (e si descrive il motivo delle proprie emozioni)
  4. E ti chiedo di…(e si descrive il comportamento desiderato)

Ad esempio: «Quando tu non mi ascolti mentre io ti parlo, io mi sento triste, perché penso di non essere importante, e ti chiedo perciò di ascoltarmi»; «Quando tu arrivi in ritardo alla riunione, io mi sento irritato, perché devo spiegare tutto da capo, e ti chiedo d’ora in poi di essere puntuale»; «Quando tu non riordini la tua camera, io mi sento dispiaciuta, perché devo farlo io anche se sono molto stanca, e ti chiedo perciò di riordinare».

Piuttosto che dire, nelle rispettive situazioni, «Sto male perché non ti importa niente di me», «Sei sempre in ritardo, non hai rispetto per gli altri», «Sei pigro ed egoista, non mi aiuti mai», il messaggio Io circoscrive la lamentela a un comportamento molto preciso e non dà un giudizio alla persona, e soprattutto esprime l’emozione di chi parla, la conseguenza che il comportamento dell’altro ha su di sé.

Con il messaggio Io ci assumiamo la responsabilità di ciò che proviamo e della nostra reazione. Può sembrare che ci mettiamo in una posizione di debolezza manifestando ad esempio che siamo feriti ed esprimendo un nostro bisogno; in realtà è invece una posizione forte, di chi con fermezza manifesta una necessità o che venga rispettato un suo diritto senza aggredire o insultare, ma portando l’altro a ragionare sul proprio comportamento. È una tecnica spesso efficace perché rende più probabile che l’altro, senza doversi difendere o controbattere, si metta davvero in ascolto e comprenda gli effetti dei suoi comportamenti, e lo induce con più facilità a modificarli.

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Signorina lei ha bisogno d'affetto

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