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26-Jun-19 · Corpo e malattie organiche

La rabbia di essere malati: come gestirla?

La rabbia accompagna spesso le malattie gravi come risposta a frustrazione e dolore. Come gestire questa emozione sgradevole ma utile?

“Mi dà fastidio tutto!”, “Scatto per niente”, “Ma che mi succede, sono diventata cattiva!”.La “fase della rabbia” è molto spesso un passaggio obbligato quando si riceve una diagnosi di una malattia importante. Tipicamente, succede per malattie gravi come i tumori ma anche ad esempio il diabete, la sclerosi multipla, il morbo di Crohn, la celiachia, patologie cardiache e moltissime altre condizioni mediche che comportano un cambiamento significativo nella vita delle persone.

La rabbia compare in genere subito dopo la diagnosi, ma anche più tardi durante il percorso di malattia: difficile comunque sfuggire del tutto il confronto con questa emozione così potente, sgradevole ma anche utile. Spesso la rabbia è la prima reazione a esplodere dopo lo stordimento iniziale della diagnosi e prende la forma di quattro, semplici parole: perché-proprio-a-me? Una domanda  con tante declinazioni diverse, quanti sono gli individui: perché proprio a me che mi sono sempre controllato, mai fumato, mai bevuto, mai sgarrato? Perchè proprio ora che progettavamo un altro figlio? Perchè a me e non a tanta gente cattiva? Perchè a me che ho 30 anni e un bimbo piccolo, mentre il vecchietto qua davanti in fila dal medico si lamenta per niente?

Sono pensieri che fanno sentire in colpa, difficili da confessare anche a sè stessi, ma del tutto normali e legittimi. Alla ricerca di una causa che spieghi la malattia e ci restituisca un senso di controllo di fronte alla sua imprevedibilità, ci arrabbiamo con il medico che ha sottovalutato un sintomo, con Dio o con il destino ingiusto. Nervosi, stanchi e preoccupati, ce la prendiamo con l’infermiera che non riesce a trovare la vena, con il marito che sta troppo addosso (o troppo poco), con il nipotino che fa rumore: spesso proprio con le persone che ci stanno più a cuore. Si tratta di un meccanismo di difesa: la rabbia, difficile da contenere dentro di sé, viene proiettata in tutte le direzioni e colpisce chiunque, anche senza motivo. Il personale sanitario è spesso sotto tiro, accusato di non fare mai abbastanza; i familiari, malgrado gli sforzi per venire incontro al malato, sono spesso trattati male: “Voi tanto non potete capire cosa passo io!”.

“Ma prima non ero così!”. Ci si ritrova cambiati. Nonnine solitamente pacifiche perdono improvvisamente le staffe (“Dottoressa, ma com’è possibile, mi è passata per la mente una bestemmia!”), mamme e papà premurosi si ritrovano bruschi e impazienti (“Mi sento un mostro, ho risposto male al mio bambino che voleva solo giocare”), persone gioviali si scoprono d’un tratto scortesi con gli amici (“Le visite mi irritano…ma come faccio a dirglielo?”).

Familiari e amici possono restare feriti e amareggiati da questa aggressività, ma è importante sapere che la rabbia, il più delle volte, non è un attacco personale ma una reazione alla malattia, e soprattutto alle limitazioni della propria libertà. Dover cambiare abitudini, adattarsi agli effetti collaterali dei trattamenti, rinunciare al lavoro o agli svaghi preferiti: tutti i progetti di vita vengono minacciati o restano in sospeso. E’ naturale provare frustrazione per la sensazione di profonda ingiustizia, e risentimento per  chi può continuare la propria vita come sempre.

Che fare allora per gestire questa fase così delicata? E’ utile ricordare che

  • si tratta, appunto, di una fase normale del percorso di reazione alla  malattia
  • attraversare questa fase rende più facile arrivare all’accettazione della malattia e a una maggior serenità. La rabbia permette di sentire meno angoscia ed è una forma di energia che spinge a reagire
  • non ha senso sentirsi in colpa per una reazione normale e fisiologica, e sostanzialmente inevitabile
  • dietro la rabbia si nascondono spesso altre emozioni più profonde, come la paura e la tristezza
  • per familiari,amici, sanitari: rispondere alla rabbia con rabbia non aiuta nessuno. Più utile tacere, aspettare, lasciar sfogare, restando disponibili a capire quale bisogno c’è dietro l’aggressività. Spesso c’è la paura di essere meno importanti, il bisogno di avere attenzioni
  • per chi è malato: può essere utile, in un momento di maggior tranquillità, spiegare alle persone care che la propria rabbia non è qualcosa di personale. Oppure…fargli leggere questo articolo! Di solito le persone non sanno quali meccanismi la malattia può far scattare nella nostra mente; conoscerli meglio può aiutare tutti ad avere relazioni più serene.
  • la consulenza di uno psicologo potrà aiutare a gestire la rabbia e migliorare la comunicazione in famiglia
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