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30-Jan-21 · Amore, coppia, fertilità

Aspettare un bambino nell'epoca Covid tra nuove paure e difficoltà

Vivere la gravidanza durante l'emergenza Covid significa confrontarsi con nuove paure e con minore supporto sociale.

Aspettare un bambino è un’esperienza psicologicamente complessa e ricca di sfumature normalmente accompagnata da timori e preoccupazioni, anche in circostante ordinarie. La mamma, in particolare, affronta un profondo cambiamento corporeo mentre si prepara ad assumere un nuovo ruolo e ridefinire la propria identità: un percorso caratterizzato da emozioni anche contrastanti e da una potenziale maggiore vulnerabilità. Ma come vivono la gravidanza e la nascita i neogenitori che si trovano a vivere questo intenso percorso emotivo durante l’emergenza Covid?

Studi effettuati dall’inizio della pandemia (Università di Alberta, Università Federico II di Napoli) hanno, come prevedibile, rilevato un aumento del disagio emotivo associato alla gravidanza, con un peggioramento della salute mentale delle gestanti e delle neomamme: disturbi d’ansia e depressione post-partum sono quasi triplicati nei primi mesi del 2020. Le donne più a rischio di ripercussioni sono quelle positive al virus o in attesa di tampone, che temono per la salute propria e del bambino, ma anche tra le altre, i due terzi riferiscono un aumento dell’ansia, specialmente nel primo trimestre di gravidanza. Tutte vivono con disagio il dover affrontare il travaglio e il parto senza la presenza del papà o di altri familiari, vietata dalle norme per il contenimento del virus. C’è il timore di non poter scegliere il tipo di parto desiderato, di non poter partorire nella struttura prescelta, di non essere seguite adeguatamente, di contagiarsi durante i controlli, la paura di essere separate dal figlio in caso di positività.

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22-Jan-21 · Amore, coppia, fertilità

Orbiting, sparisco ma ti controllo

Chiudere bruscamente una relazione per poi ricomparire con segnali ambigui: le motivazioni dietro l'orbiting.

«Dopo tre mesi che ci frequentavamo, è sparito all’improvviso! Non si è più visto né sentito, mi ha persino bloccato ogni contatto. Però ieri ha messo un cuore su una mia foto su Facebook, e stamattina l’ho visto davanti al bar dove sa che faccio colazione…magari si è pentito e vuole riavvicinarsi, vero dottoressa? Lei dice che posso sperare?».

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21-Jan-21 · Amore, coppia, fertilità

Ghosting, quando il partner sparisce

Chi fa ghosting interrompe bruscamente i rapporti, sparendo senza dare spiegazioni e lasciando il partner nel tormento.

“Ghosting” significa diventare un fantasma: sparire all’improvviso, senza lasciare traccia. Chi fa ghosting, di punto in bianco, senza aver dato avvisaglie di malcontento o insoddisfazione, e senza dare alcuna spiegazione, interrompe ogni rapporto con la  “vittima” e non risponde più a chiamate, mail, messaggi, o anzi blocca attivamente ogni possibilità di contatto.

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24-Oct-20 · Amore, coppia, fertilità

Devotismo, l'attrazione sessuale per la disabilità

Il devotismo consiste in una deviazione sessuale in cui si prova attrazione verso la parte menomata o gli ausili di una persona disabile.

In un articolo precedente avevo parlato delle difficoltà a cui vanno incontro le persone con disabilità o menomazioni di vario tipo nelle interazioni con gli altri, essendo frequentemente oggetto di atteggiamenti stigmatizzanti. Oggi voglio invece approfondire un fenomeno particolare che va apparentemente nel senso opposto, fenomeno ancora poco noto in Italia ma ben conosciuto negli Stati Uniti: il devotismo, ovvero l’attrazione sessuale per le persone che presentano una qualche forma di disabilità o, più frequentemente, un’amputazione.

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11-Jul-20 · Amore, coppia, fertilità

In nome dell'amore che è stato: volersi bene anche dopo il divorzio

Anche dopo la fine della relazione, alcune coppie mantengono un legame di affetto reciproco e disinteressato.

«Dottoressa, volevo un aiuto, ma non per me. È per la mia ex moglie, è malata e sono tanto preoccupato per lei. Mi dica come posso starle vicino». «La sua ex moglie ha solo lei, su cui contare?». «No, no, ci sono i figli, le sorelle, ma io voglio comunque fare qualcosa per lei». «Sento che è molto coinvolto…prova ancora qualcosa, è ancora innamorato di lei?». «No, né io né lei, e non abbiamo nessuna intenzione di tornare insieme. Ma è stata una persona importante per me e le voglio ancora bene».

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02-Apr-20 · Amore, coppia, fertilità

Perchè non dice mai "Ti amo"?

I motivi per cui una persona non pronuncia queste parole pur provando il sentimento possono essere diversi, dal pudore alla paura di impegnarsi.

La domanda se la fanno in genere le donne, o mentre attendono che lui finalmente si sbilanci all’inizio di una relazione, o quando, all’interno di una storia ormai consolidata, le due magiche parole continuano a non arrivare. «Perché non mi dice ti amo?» può diventare un vero punto dolente che innesca paure, sospetti, o recriminazioni e accuse verso il partner.

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06-Oct-19 · Amore, coppia, fertilità

Senza figli per scelta

Le donne che non vogliono avere figli sono oggetto di stigma sociale, suscitano sospetto e diffidenza e sono considerate in qualche modo patologiche.

“Avete figli?”, chiedo a una coppia durante il colloquio di accoglienza che faccio con ogni nuovo paziente che arriva in reparto. “Ehm, no,” si sovrappongono entrambi imbarazzati, “ma non perché abbiamo problemi ad averne…ecco, veramente…noi stiamo bene così, lo sappiamo che è una cosa strana, non volere figli…penserà che siamo degli egoisti…forse avremo avuto qualche trauma da piccoli…non sappiamo perché, ma noi stiamo bene anche senza figli. Ora lei ci dirà che non siamo normali, che siamo immaturi, che siamo…”. “E chi ha fiatato! Saranno pure fatti vostri”, mi viene di getto di interromperli, con una battuta non propriamente ortodossa, e il loro viso si allarga di stupore e sollievo: “Ah, scusi! Sa, siamo così abituati a sentircene dire di tutti i colori che ormai abbiamo quasi paura a dirlo”.
Succede a molte delle persone che decidono di non avere figli, e soprattutto succede alle donne. Vengono spesso accusate di essere egoiste, superficiali, di pensare solo al lavoro o a divertirsi o a non deturpare il proprio corpo, di non volersi assumere responsabilità. Sono colpevolizzate da parenti e amici che chiedono “Allora, cosa aspettate?”. “Ma una donna senza figli, è incompleta!”, “Una vita senza figli non ha senso”, “Te ne pentirai, non sai cosa ti perdi”: i commenti ripropongono l’idea che la completa realizzazione di una donna sia nella maternità. Le donne che non sentono il famigerato “istinto materno” sono considerate in qualche modo patologiche, suscitano sospetto e diffidenza. Oppure si pensa “Dice così ma se la racconta, poverina, sicuramente è perché non può averli”.
Sono tanti i motivi per cui una persona può decidere deliberatamente di non avere figli. Può sentirsi appagata dalla sua vita, dal suo lavoro, dalle sue passioni e desiderare mantenere questo equilibrio; può temere di dover rinunciare a spazi personali; può pensare di non avere le qualità che ritiene necessarie per essere un buon genitore; può non provare alcun interesse per i bambini; può amare moltissimo i bambini ma decidere di dedicarsi a quelli degli altri, come i nipoti, o facendo ad esempio l’insegnante; può sentire il peso di una scelta così irreversibile; può non essere convinta della solidità del rapporto di coppia.
Quando una donna dice “Preferisco non mettere al mondo dei figli perché non mi sento all’altezza e credo che non sarei una buona madre”, o “Ho paura di ripetere con un figlio la sofferenza che ho subito io nella mia famiglia”, di solito si sente dire “Ma dai, saresti perfetta, tutte fissazioni le tue”. Sebbene forse con un lavoro su di sé potrebbe modificare questa percezione di sé e cambiare idea, tuttavia il punto è che il suo pensiero non è visto anche come una consapevolezza dei propri limiti e come una assunzione di responsabilità verso un nuovo essere umano, ma solo come segnale di qualcosa che non va in lei. La società sembra non poter accettare l’idea che si possa scegliere autonomamente di non essere madri, e che questa possa essere una decisione e non una rinuncia. Non perché si è costrette a scegliere tra lavoro e famiglia, non perché non ci sono servizi, non perché si è rimandato e ora è tardi, ma proprio perché “Non voglio.”.
I miei pazienti, sia donne che uomini, alle prese con la decisione di non generare, si trovano a riflettere sulle loro scelte in modo maturo, forse anche più di molti che mettono al mondo figli sottovalutando l’impegno della genitorialità. A nessuno che voglia fare un figlio si chiede “Perché lo vuoi?”, mentre chi decide di non averne è costretto a misurarsi con le domande degli altri, che poi diventano anche le proprie, a vivisezionare le motivazioni, a scandagliare dentro di sé paure e bisogni. Un percorso che in realtà sarebbe auspicabile anche per chi sceglie di diventare genitore, per una piena assunzione di responsabilità, perché le motivazioni che portano a volere un figlio non sono sempre così sane, e non è detto che “donare la vita” sia di per sé dimostrazione di generosità e capacità di amare.
Esiste un vero stigma sociale che spinge a conformarsi alla maternità come condizione necessaria; probabilmente, alcune donne che in realtà non vorrebbero essere madri, finiscono per fare figli “perché così si è sempre fatto”, non riuscendo ad emanciparsi da una pressione esterna ancora molto invasiva. Si tratta di passare dal concetto di maternità come destino a quello di maternità come scelta. Ciascuno dovrebbe sentirsi libero di generare o meno secondo esigenze del tutto personali, secondo i propri tempi, slegando la propria identità dal ruolo di madre o padre, sentendosi libero di riempire la sua esistenza come meglio crede.

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18-Aug-19 · Amore, coppia, fertilità

Scelta del partner e influenza della famiglia di origine

Scelta del partner  e tipo di relazioni che instauriamo sono influenzati inconsciamente dalle esperienze vissute nella nostra famiglia di origine.

“La maggior parte di noi passa anni interi a dire ad amici, terapeuti, coniugi e confidenti tutto quello che avrebbe dovuto dire ai genitori e ai fratelli, le persone che più avevano a che fare con certi nostri problemi”: è una frase dello psicologo J.L. Framo che amo particolarmente, perché profondamente vera e in grado di sintetizzare l’importanza della nostra famiglia d’origine nell’influenzare scelte e comportamenti.
Le difficoltà che incontriamo oggi nella coppia, nella famiglia o con noi stessi possono essere lette come tentativi riparativi di correggere, padroneggiare o cancellare antichi schemi relazionali provenienti dalla nostra famiglia d’origine. Nelle relazioni strette con il partner, con i figli o con altre persone significative, cerchiamo di risolvere conflitti del passato: questo ci porta a vedere gli altri non per come essi sono realmente, ma come attraverso una lente deformante, influenzata da antichi fantasmi. 
La stessa scelta del partner è solo apparentemente libera e casuale; in misura maggiore o minore, un certo partner viene sempre scelto perché, attraverso sue caratteristiche, qualità o difetti, consente di controbilanciare, o negare, o anche rinforzare la rappresentazione interna di uno o di entrambi i nostri genitori: “Le persone in genere non scelgono il partner che vogliono; prendono quello di cui hanno bisogno” (J.L. Framo). Più le relazioni nella famiglia d’origine sono libere da conflitti, più la scelta del partner è relativamente libera, senza costrizioni a legarsi (o a non legarsi) a un tipo determinato di persona. Più sono presenti problematiche originarie di deprivazione, abbandono, rifiuto, più portiamo dentro di noi un modello interno (ad esempio, la relazione conflittuale tra i nostri genitori) con cui confrontiamo le relazioni coi nostri partner e che possiamo tendere a ripetere, anche malgrado ogni nostro proposito contrario. Nelle relazioni attuali tendiamo infatti a riproporre il modello appreso: anzi, inconsapevolmente forziamo la relazione attuale perché si adatti a quella che abbiamo interiorizzato. Purtroppo le scelte di oggi, invece che riparare il dolore passato, possono portare ad intensificarlo. Alcune persone si legano continuamente a partner che le faranno inevitabilmente soffrire, come a volere dimostrare che non c’è altra scelta. Alcuni temono di diventare come un genitore che valutano negativamente e sono costretti per tutta la vita ad essere diversi dal genitore e non liberi di essere sé stessi. Oppure, cercano disperatamente di creare una relazione di coppia diversa da quella dei propri genitori. Finendo invece, spesso, per riproporla uguale.
La richiesta che viene fatta al partner è di riempire i bisogni a cui i nostri genitori non hanno dato risposta. Scegliamo perciò un partner abbastanza diverso da loro, nella speranza che possa darci ciò che non abbiamo avuto, ma anche abbastanza simile, per poter riprodurre la situazione originaria. Se abbiamo vissuto un senso di abbandono da parte dei nostri genitori, cercheremo quindi un partner che in parte inneschi quella stessa sensazione, quel rischio di abbandono, per provare stavolta a padroneggiarlo; una situazione perciò difficile, in cui il rischio che si ripeta l’antico dolore è elevato, e anzi possiamo essere noi stessi, per una convinzione di ineluttabilità, a guidare la relazione verso la direzione temuta, come a dire “Visto? Lo sapevo…”.
La famiglia di origine è la forza più potente nell’influenzare le successive scelte di vita, ma le sue eredità negative non si trasferiscono in modo così ineluttabile nel presente: anche chi ha avuto gravi traumi emotivi nella propria vita familiare passata non è necessariamente condannato a nuove relazioni disturbate o fallimentari. Altre esperienze nel corso della vita fungono infatti da fattori protettivi che compensano gli effetti deleteri di una famiglia disturbata: relazioni positive, sostegno sociale, tratti di personalità, abilità personali.
Soprattutto, quando ci rendiamo conto che i nostri genitori ci amano nel modo in cui loro sono capaci di amare, e non nel modo in cui noi vorremmo essere amati, smettiamo di rincorrere o rivendicare ciò che pensiamo dovrebbero darci, e accettiamo ciò che possono dare. Quando ci rendiamo conto che i loro errori possono derivare da una loro storia di sofferenza, da deprivazioni che hanno subito, e capiamo che sono persone, la nostra rabbia si attenua, possiamo comprendere e perdonare, vedere le loro carenze e accettarle come frutto, a loro volta, di esperienze di dolore. Questo libera energia psichica che possiamo investire per noi stessi, per il partner, per i figli, permettendo relazioni più vitali e basate su aspettative più realistiche.

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17-Jul-19 · Amore, coppia, fertilità

"O io, o tua madre": conflitti con i suoceri, le dinamiche inconsce

Cosa porta ad accettare la presenza di suoceri ingombranti in casa e dentro la coppia?

«La malattia di mio marito è peggiorata. Il medico dice che devo prepararmi, che non gli resta molto da vivere». La signora si è appena seduta nel mio studio in ospedale. Mi preparo ad accogliere il dolore, la rabbia, la paura che purtroppo ho ascoltato da altre persone prima di lei. «Cosa la preoccupa di più?», chiedo, come faccio sempre, immaginando le solite risposte: perdere il compagno di una vita, crescere i figli da sola, problemi economici, la sofferenza del marito, la solitudine. Invece la risposta mi coglie di sorpresa: «Restare sola con mio suocero in casa. No, la sola idea mi atterrisce», sbotta con un gran sospiro come se si liberasse di un enorme peso. Il suocero, quindi; strano, penso. Sarà uno spostamento dell’ansia, un meccanismo di difesa. Ma poi, restando in ascolto di questa donna, viene fuori un lungo sfogo su una vita di sacrifici e di rabbia ingoiata. Una vita di coppia segnata fin dall’inizio dalla convivenza con il padre disabile di lui, persona egoista e prepotente. «Non posso pensare al futuro con lui. Mi ha sempre trattato male, come una serva. Io lo odio e so che è sbagliato». «E per suo marito cosa prova?», domando. «Rabbia! Perché non ha mai preso le mie difese. E adesso lui muore e me lo lascia sulle spalle. Ma non potrei mai mandarlo in una casa di riposo, sentirei di tradire la volontà di mio marito. Sono disperata.».

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17-Jul-19 · Amore, coppia, fertilità

"Senza di me è perso", uomini dipendenti e donne onnipresenti

Molte donne lamentano che i loro compagni sono dipendenti da loro, pigri o inetti. Li vorrebbero autonomi, ma poi fanno fatica a lasciare il comando.

«Mutande, calzini, maglia, pantaloni: tutto io devo preparargli, ogni mattina, perché lui non è capace neanche di vestirsi da solo!». E lui non è un bimbetto di sette, otto anni, ma un uomo di quaranta, cinquanta, sessant’anni suonati.

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

“Perché non trovo quello giusto?” : i motivi inconsci che fanno scegliere il partner sbagliato

Alcune persone scelgono sistematicamente il partner sbagliato con cui sono infelici. Non accade per caso ma per potenti motivi inconsci.

Oggi vorrei occuparmi  di tutte quelle persone, soprattutto donne, che si lamentano di ritrovarsi sole dopo essere incappate nell’ennesimo partner sbagliato e che collezionano lunghe serie di rapporti insoddisfacenti o amori impossibili.

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

Suocera, le ragioni di tanta antipatia

La proverbiale antipatia per la suocera nasconde complesse motivazioni psicologiche. Una delle ipotesi farebbe inorridire qualunque genero...

Il dizionario è eloquente: suocero è semplicemente“ il padre del marito o della moglie”; suocera è “ la madre del marito o della moglie”, ma anche “ donna litigiosa e autoritaria”!

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

Il dolore di non poter essere mamma

Molte donne che non riescono ad avere figli si sentono diverse e incomprese nel loro dolore. Spesso vengono ferite da domande e consigli inopportuni.

Ti guardi intorno e sono pance ovunque. Amiche, cugine, vicine di casa, colleghe, passanti: tutte incinte. Tutto il mondo è incinto. Solo a te non succede mai niente, e giuri che il prossimo malcapitato che oserà pronunciare “Allora, novità?” pagherà per tutti!

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

La gelosia: amore o egoismo?

Se un pizzico di gelosia fa parte per molti dell'amore, il suo eccesso diventa bisogno di possesso e controllo e danneggia la relazione.

Una fitta nello stomaco quando lui si mangia con gli occhi la più bella della compagnia; un brivido sottile lungo la schiena quando lei va a cena fuori coi colleghi… A tutti è capitato almeno una volta di provare quel cocktail di paura, dubbio, insicurezza: la gelosia.

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

Con il mio amore, cambierà: l’illusione di poter cambiare il partner

Molte persone scelgono un partner problematico sperando di farlo cambiare col proprio amore. Ma sotto si nasconde un gioco inconscio complesso.

«Mi ha fatto sempre soffrire, già dall’inizio. Infatti ai miei genitori non piaceva, dicevano che non era la persona giusta per me. Ma anche con tutti i suoi problemi, io ho voluto andare avanti a tutti i costi». «E come mai ha tollerato di soffrire così?». «Perché pensavo che grazie al mio amore sarebbe cambiato».

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

Dipendenza affettiva, uomini che amano troppo

La dipendenza affettiva maschile, a differenza di quella femminile, si esprime spesso in una forma mascherata, difficile da intuire.

Si parla spesso di donne che “amano troppo”: vivono per il partner che diventa il centro dell’esistenza, sono gelose, cercano continue conferme, da sole si sentono perse, si lasciano anche trattare male pur di non essere abbandonate. Più che di amore in realtà dovremmo parlare di dipendenza affettiva, un problema tipicamente femminile: il 90 % delle persone che chiedono un aiuto psicologico in questo senso sono donne. Eppure ci sono anche uomini che “amano troppo”, anche se il fenomeno è meno appariscente.

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21-Jun-19 · Amore, coppia, fertilità

Se lei guadagna più di lui: gli effetti sulla coppia

Cosa accade nella coppia quando la donna ha una posizione economica superiore a  quella del partner ? 

Realtà comune negli Stati Uniti, un po' meno in Italia, le coppie in cui lei guadagna più di lui sono comunque una novità nel panorama antropologico, e nuovi sono anche i problemi e i motivi di conflitto tra i partner. Se alcune coppie transitano facilmente e felicemente a questa insolita divisione dei ruoli, in molti casi invece nascono difficoltà e incomprensioni.

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Signorina lei ha bisogno d'affetto

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